Intervento in consiglio Comunale del 13/01/2009 sulla fusione IRIDE-ENIA

 

Le multiutilities grandi opportunità per i politici a spese dei cittadini

 

Nel suo incontro di fine anno con i giornalisti (23 Dicembre), il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, appartenente alla frangia leghista del PD e promotore del Partito Democratico del nord, ha sostenuto che la fusione tra Iride e Enia sta incontrando troppe rigidita' da parte dei Consigli Comunali
ed ha fatto un appello poichè da questi veti incrociati ''ci si possa liberare presto''. Probabilmente pensando ai maggiori introiti dovuti alla creazione di una nuova centrale a Torino nord ed al raddoppio di quella di Moncalieri che ovviamente utilizzeranno l’acqua del Po. Indifferente alle necessità idriche della nostra pianura, salvo poi nei periodi più pericolosi, rilasciare le acque in esubero e moltiplicare quindi i rischi dovuti alle piene per il nostro territorio. Il grande fiume, come dimostrano i dati del costante calo di livello negli ultimi dieci anni, sarà sempre più in secca a causa della privatizzazione dei bacini idrici a monte e a noi padani non resterà che guardare il fallimento delle infrastrutture portuali come il porto di Boretto ed i vari costosi ed inutili attracchi costruiti sino ad oggi. Assisteremo inermi alla trasformazione del Po in una putrida fogna a cielo aperto e nel contempo loro ci venderanno a caro prezzo l’acqua per dissetare le campagne e mantenere in vita la nostra agricoltura.

Il 17 Dicembre in Consiglio Comunale a Reggio, il sindaco Delrio ha concluso il suo discorso dicendo che: «Se una parte della maggioranza voterà contro questa operazione, si collocherà automaticamente fuori dalla maggioranza stessa». Per essere un esponente del Partito Democratico, in questa frase di democratico c’è ben poco. Il 4 Gennaio 2009 viene resa nota la multa da parte dell’Antitrust di 95 mila Euro all’Enia, accusata di dare indicazioni ingannevoli, incomplete e non veritiere per il periodo che va dal 2003 al 2007, mentre solo pochi giorni prima, Uris Cantarelli l'ex manager Enia che non poteva non sapere, dice addio al PD affermando che: «Ha una visione troppo conservatrice» e allora Fantuzzi l’attuale segretario del PD scuote le spalle e apre all’UDC, in fondo basta raggiungere l’obiettivo.

D’accordo con la fusione anche Ildo Cigarini presidente provinciale di Legacoop che secondo voci riportate dai giornali, potrebbe anche essere candidato alla poltrona di vicesindaco di Reggio, ma potrebbe fare anche l’europarlamentare e visto che il suo incarico scade alla fine del 2009 e non può essere rinnovato, quale migliore occasione per schierarsi politicamente?  E’ d’accordo anche sulla realizzazione dell’inceneritore e del resto, chi ha avuto incarichi di rilievo, vede sempre con interesse l’investimento nella creazione di quelli che vengono chiamati nuovi accorpamenti, ma che spesso nascondono solo un gioco di scatole cinesi. Nessuno sembra poi preoccuparsi del fatto che pur di ricavare la maggiore energia possibile dagli inceneritori, si cercherà di bruciare tutto ciò che produce calore e che di conseguenza non andrebbe nella raccolta differenziata come:  plastica, legno, carta, ecc. Se ne otterrebbe quindi un disinteresse per la raccolta differenziata con conseguente aumento dell’inquinamento a solo vantaggio del profitto aziendale, come confermano gli aumenti medi del 15% delle quotazioni in borsa delle aziende che bruciano rifiuti. Significa che se si vogliono aumentare i profitti occorre bruciare più rifiuti, non importa cosa. L’ambiente e le sue risorse saranno intese unicamente come occasione di guadagno, facendo però ricadere i costi sugli utenti, come i lauti stipendi ai dirigenti  quali Ivan Strozzi, Amministratore delegato di Enia che nel 2007 ha percepito 340.000 Euro, più altri 150.000 Euro circa complessivamente ai 4 Consiglieri. Oppure i costi dovuti alla manovra di Allodi il presidente di Enia, tra i pochi a conoscere le condizioni della fusione tra Enia e Iride, che il 14 ottobre acquistò poco meno di 15 mila azioni della società, mettendo sul piatto circa 80 mila euro,  intascandosi in sole poche ore il risultato della speculazione.

Intanto Enia grazie a questi dirigenti, quest'anno ha perso il 64,5% del suo valore in borsa, passando da 12,02 Euro a 3,38 con conseguente perdita di valore per gli enti locali e quindi per i cittadini. Stessa cosa è capitata ad Iride che valeva 2,855 Euro ad azione oggi vale 0,916 Euro, con una perdita del 68%.

 

Non esiste ancora un Piano Industriale, ma gli indirizzi sono chiari, quelle che vengono indicate come iniziative di Sviluppo prevedono:

1.       la realizzazione di due nuove centrali termoelettriche, una a Torino Nord di 390 MW e il raddoppio con altri 390 MW, dell’impianto di Moncalieri dell’AEM Torino, attuando il potenziamento dell’impianto idroelettrico di Valle Orco;

2.       la partecipazione alla costruzione e gestione di due rigassificatori a Livorno e a Gioia Tauro entrambi in gestione alla New. Co.;

3.       la realizzazione e gestione di un nuovo inceneritore di rifiuti a Parma;

4.       la candidatura a partecipare alle gare, in giro per l’Italia, per la gestione del servizio idrico integrato e la realizzazione di opere per 500 milioni di €.

 

La fusione per incorporazione porterà le quote azionarie dei nostri Comuni ad un drastico ridimensionamento. Le quote del comune di RE passeranno dal 22,3 % al '7,8%; Parma passerà dal 17,6 al 6,1 %; quelle di Piacenza dal 4,7 % al 1,6 % e quelle dei rimanenti Comuni dal 18,3 % al 6,4 %. Tutti insieme avranno il 21,5 % delle azioni. Finanziaria Città di Torino s.r.l. avrà il 7,4 %.

La quota del fondo d'investimento di Amber capital presente in ENI al 2% ed in Iride al 2,3 % passerà al 2 % restando sostanzialmente invariata. Il 38% sarà dato al mercato flottante, sarà cioè messo in Borsa. Il rimanente 33,1 % sarà detenuto da FSU (Finanziaria Sviluppo Utilities s.r.l. dei comuni di Torino e Genova), a loro volta già ampiamente privatizzate.

Il progetto è lontano dalle reali esigenze dei cittadini ma è interessante per la borsa poiché i cittadini pagano le bollette di gas, acqua, luce , rifiuti e queste sono entrate certe quindi abbiamo titoli non spazzatura.

Parlare di ruolo, di indirizzo, di programmazione e di controllo esercitato dai Consigli Comunali non avrà più alcun senso.

Nel progetto di aggregazione non sarà nemmeno garantita la maggioranza pubblica della nuova società Iride/Enia. Il patto parasociale prevede nella sua bozza che il capitale pubblico resti solo per alcuni anni, dopo si vedrà, la cosa è inaccettabile.

Nella bozza del nuovo statuto proposto, all'articolo 9, si dice che  il capitale sociale deve essere tenuto in maniera rilevante da consorzi pubblici, tale requisito può essere soddisfatto anche con solo il 20-25 % del capitale sociale, di fatto si dà il via libera alla gestione privata.

All'articolo 5 dello statuto in bozza è previsto che le azioni siano liberamente trasferibili.

L'assemblea dei soci all'articolo 18/19 elegge il consiglio di Amministrazione di 13 membri, 11 di questi vengono presi dalla lista presentata da chi ha almeno il 40% di azioni, se i privati già presenti in tali aziende si unissero a quelli che investiranno in borsa, non solo raggiungerebbero tale soglia ma supererebbero la metà e  potrebbero gestire IRIDE/ENIA, a scapito di una gestione pubblica.

Non c’è da dubitare che banche  e fondi d’investimento si presenteranno per rastrellare la maggioranza delle azioni, il piatto è molto ricco.

Il mercato delle reti idriche fa gola ai privati, perché in Italia vale 8 miliardi di euro  e non conosce crisi: in sei anni le bollette sono aumentate del 32% e con la  privatizzazione rischiano di aumentare sempre di più, come è successo ad Arezzo,  Firenze e Livorno.

Milano, Isernia, Benevento, Lecco e Pordenone, che hanno  lasciato tutto al pubblico, hanno ora le tariffe più basse.

Non è spiegabile nemmeno la linea politica tenuta dalle Amministrazioni emiliane che si definiscono di centro-sinistra ma che fotocopiano le scelte del centro-destra. Viene quindi da chiedersi di quale area politica siano i sindaci e assessori dei 132 centri lombardi che hanno chiesto il referendum previsto nel 2009, contro la legge regionale 18 del 2006 che obbliga la privatizzazione dell'acqua. Forse però sono semplicemente persone che vedono oltre le direttive di partito e pensano a lungo termine, ad un futuro meno peggiore.

Vale la pena di guardare Parigi dove, dopo 25 anni, l'acqua torna al controllo pubblico, con soddisfazione di tutte le forze politiche.

Persino in America, da sempre si tutela e si mantiene l’acqua in mano pubblica, un bene comune che deve rimanere a disposizione di tutti.

E’ necessario che i rappresentanti dei cittadini dimostrino un minimo di decenza e che responsabilmente, impediscano tali speculazioni ai danni dei loro elettori e che non permettano  al potere economico ed alla politica di fagocitare servizi già ampiamente pagati dagli stessi utenti. Invito quindi coloro che ancora avessero una loro dignità e morale a votare contro questo scandaloso esproprio.

 

                                                                                                                                                 Roberto Nosari

 

 

Scarica la delibera di Consiglio Comunale n1 del 13 Gennaio 2009 

"ATTI RELATIVI ALL’0PERAZIONE DI AGGREGAZIONE DI ENIA S.P.A. CON IRIDE S.P.A."

 

 

Il pacchetto di Allodi Andrea (ENIA)

 

Una settimana calda, da venerdì 10 a venerdì 17 ottobre. Una settimana nel corso della quale, dopo mesi di trattative, l'accordo a tre fra Enìa, Iride ed Hera è saltato, portando all'esclusione di quest'ultima e alla decisione di una fusione a due fra il gruppo emiliano e quello ligure-piemontese. Durante questa settimana di convulsi negoziati, il massimo dirigente di Enìa, il presidente Andrea Allodi, ha realizzato un'operazione di borsa che gli consentirà di trarre vantaggio dalle informazioni privilegiate di cui disponeva. Vediamo come, quando e perché.

Venerdì 10 ottobre la trattativa per una fusione a tre è formalmente ancora aperta. Per il mercato l'ipotesi più probabile è quella di un accordo fra Enìa ed Hera. In realtà, oggi sappiamo che Hera era ormai fuori dalla partita ed Enìa stava mettendo a punto gli ultimi dettagli dell'accordo con Iride. Ma questo, in quel venerdì 10 ottobre, lo sanno solo i vertici delle due aziende che stanno negoziano l'intesa. La settimana borsistica si chiude con questi prezzi di riferimento: il titolo Enìa è a 4,40 euro, il titolo Iride a 1,18. Il rapporto fra i due è dunque di 3,7 azioni Iride per ogni azione Enìa.

Sabato 11 c'è il colpo di scena. A mercati chiusi, i sindaci di Torino, Genova, Reggio, Parma e Piacenza annunciano l'accordo a due fra Enìa e Iride, che porterà all'incorporazione della prima nella seconda. Gli azionisti di Enìa, dunque, in cambio del loro pacchetto, riceveranno titoli Iride. Già, ma quanti? Non lo sanno. Il comunicato ufficiale congiunto Enìa-Iride contenente le informazioni sul rapporto di concambio viene diffuso cinque giorni più tardi, giovedì 16, verso le 23,30. I comuni risparmiatori, quindi, vengono a conoscenza del rapporto di concambio soltanto venerdì 17 dalla tv e dalle agenzie e sabato 18 dai giornali.
Il presidente di Enìa Andrea Allodi, invece, quel rapporto di concambio lo conosce già. Sa che, con la fusione, un azionista di Enìa riceverà 4,2 titoli Iride per ogni titolo Enìa. Quindi, comprare in questa fase azioni Enìa significa pagare il corrispondente di 3,7 titoli Iride, avendo però la certezza matematica di ottenere poi in cambio non 3,7, ma 4,2 titoli Iride, con un beneficio automatico del 13 per cento.
E Allodi compra. Martedì 14 ottobre il presidente di Enìa impartisce un ordine di acquisto per poco meno di 15 mila azioni della società, mettendo sul piatto circa 80 mila euro. Se avesse aspettato, il beneficio sarebbe svanito. Una volta resi pubblici i termini della fusione, infatti, il rapporto fra le quotazioni delle due società si sarebbe gradualmente allineato al rapporto di concambio, come infatti è avvenuto a partire dalla seduta di venerdì 17. In più, il comunicato diffuso poco prima della mezzanotte di giovedì 16 conteneva informazioni su un altro elemento di cui il mercato e i comuni risparmiatori erano naturalmente all'oscuro: la possibilità che prima della fusione sia distribuito un dividendo straordinario. Possedere più azioni oggi, dunque, significa incassare più dividendi domani.

"L'operazione di borsa condotta dal presidente di Enìa Andrea Allodi è ineccepibile". Ad affermarlo è l'azienda, interpellata nel tardo pomeriggio di oggi da Tg Reggio. Secondo Enìa, la legge vieta agli amministratori e ai manager di società quotate di compiere operazioni sui titoli in certi frangenti, chiamati in gergo 'black period', periodi neri. Ma la fase di trattativa sulla fusione, secondo Enìa, non si configurerebbe come periodo nero e dunque nulla vietava ad Allodi di acquistare quei titoli in quei giorni. Non solo: l'azienda conferma che il rapporto di concambio è stato comunicato dalla società soltanto due giorni dopo l'operazione di borsa del presidente Allodi, ma sostiene che già nei giorni precedenti circolavano indiscrezioni sul numero di azioni Iride che gli azionisti di Enìa avrebbero ricevuto in seguito alla fusione in cambio del loro pacchetto azionario.        

 

lunedì 20 ottobre 2008

 

di GABRIELE FRANZINI  da http://www.telereggio.it

 

 

Tratto da L’Informazione 20 Gennaio 2009

 

 

 

(NDR) Hera è una società  multiutility come Enia che ramifica il proprio "interesse" da Modena verso la costa romagnola, inizialmente doveva fondersi con Enia ma qualcuno ha  preferito associarsi con Iride,  hanno comunque in comune uno stesso lievito.

 

Hera, Appalti truccati

ACCORDI sottobanco, consigli alle ditte amiche sulle offerte da presentare alla prossima gara d' appalto a trattativa privata, in modo da bruciare i concorrenti, anche quelli che sulla carta avevano le credenziali per risultare vincenti. Potrebbero essere truccate le aste della divisione ambiente di Hera: la Procura della Repubblica sta esaminando sei anni di appalti dello specifico settore della multiutility, (dalla sua nascita nel 2002), dopo aver scoperto che in almeno tre casi molti punti oscuri e molti dubbi fanno pensare a "corse" pilotate a vantaggio di qualcuno. Lo scenario ipotizzato dal pm Flavio Lazzarini ha già prodotto cinque iscrizioni nel registro degli indagati per turbativa d' asta e rivelazione e utilizzo del segreto d' ufficio: sono i funzionari di Hera Andrea Antolini, responsabile della "Business Unit Emilia", e Estevan Bosi, addetto al settore discariche e impianti di trasferimento di viale Berti Pichat, l' impiegata dell' ufficio appalti Deanna Calzolari, l' amministratore della Special trasporti Gino Crepuscoli e un responsabile dell' ufficio appalti della Gama spa di Ravenna. Mentre Hera valuta iniziative disciplinari, e, tramite l' avvocato Guido Magnisi annuncia che si costituirà parte civile, i due funzionari della multiutility, interrogati due settimane fa da Lazzarini hanno respinto tutte le accuse. «Sono stati radicalmente equivocati gli elementi raccolti», dice l' avvocato Luca Sirotti che insieme al collega Michele Panzavolta difende Antolini e Bosi. «Si è fatta molta confusione, chiariremo tutto». L' inchiesta, anticipata ieri da L' informazione, è nata un anno e mezzo fa, come stralcio del procedimento sull' Agenzia delle Entrate. L' amministratore della Special Trasporti controllato nell' ambito di quel fascicolo, risulta in frequentissimo contatto con i due funzionari di Hera. Gli uomini della Guardia di Finanza lo intercettano anche mentre riceve informazioni preziose sull' offerta formalizzata dalla ditta concorrente: «E' di 12,40, bisogna che tu mi fai 12,50». E' il 2007, Antolini e Crepuscoli parlano della gara a trattativa privata per la vendita da parte di Hera del legno recuperato con la raccolta differenziata nelle piazzole della multiutility. Un' altra gara considerata sospetta è quella al massimo ribasso indetta nel 2008 per la realizzazione di opere edili e il trasferimento rifiuti in via Stalingrado. Antolini è indagato anche per abuso d' ufficio in relazione all' affidamento diretto a Gama spa dei lavori di asfaltatura, ancora in corso, della strada comunale di una discarica in Toscana di importo superiore ai 450mila euro. Ma, secondo il pm l' appalto doveva essere presentato chiamando più imprese a partecipare, e scegliendo poi quella che avesse presentato l' offerta migliore. Hera sembra prendere le distanze dai propri dipendenti sotto inchiesta. "La questione non riguarda l' azienda, ma i singoli, che attualmente non sono in servizio, anche se è presto per trarre conclusioni in attesa dell' esito dell' inchiesta", dicono in viale Berti Pichat. E specificano che i sei anni di appalti sotto la lente della Procura, già forniti da Hera alla Finanza, riguardano esclusivamentei funzionari già sotto accusa. Il presidente di Gama, a Ravenna, Giuseppe Rossi afferma che la faccenda non interessa la sua società: «Semmai sarà una cosa che dovrà spiegare Hera. In entrambi gli appalti della nostra azienda - piccoli appalti in confronto al nostro fatturato di 15 milioni - si è trattato di contatti telefonici durante trattative private. Non erano gare pubbliche, noi non sappiamo perché Hera ci richiama e ci dice un prezzo inferiore. Gama è interessata solo a prendere il lavoro e a realizzarlo secondo gli accordi».

PAOLA CASCELLA - LUIGI SPEZIA

 

 

 

I dati sotto riportati provengono da fonte ufficiale della Regione Emilia Romagna che precisa:

l’importo minimo (150 euro) è richiesto dal Cadf, mentre l’importo massimo viene richiesto agli utenti di Enìa Reggio Emilia (1686 euro).

 

Oneri di allacciamento di 1 contatore

Cadf

 

150

SalsoServizi

Struttura non inglobata in Enia Parma

271

Montagna 2000

 

206

Az. Serv. Toano

Struttura non inglobata in Enia Reggio

1006

Hera

Modena, Bologna, Ferrara, Imola, Faenza, Forlì, Cesena, Ravenna, Rimini

900

Enia Parma

 

820

Enia Reggio E.

 

1689

 

L’acqua per uso domestico costa:

Enia Parma (media dei 20 bacini di utenza)

0,4200

Enia Piacenza

0,3300

Enia Reggio E.

0,5960

Az. Serv. Toano

0,4624

SalsoServizi

0,5327

Hera Modena (media sui bacini della provincia)

0,4350

Hera Bologna (media sui bacini della provincia)

0,3800

 

Come fa l’azienda dei servizi di Toano a distribuire l’acqua a prezzi inferiori ad Enia pur dovendo scavare tra la roccia invece che nella sabbia?

Può farlo perché non persegue fini di lucro come invece fa Enia e cosa succederà dopo che si sarà unita con Iride (società di Torino e Genova) ed andrà ad investire i soldi degli utenti reggiani a Gioia Tauro?