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Il coraggio di esistere, la forza di vivere

 

Come tanti altri, lunedì e martedì mi sono recata in quel di Guastalla per affrontare le prove del concorso da istruttore amministrativo.


La prima prova, quella scritta e teorica si è aperta all’insegna della trasparenza ( in un primo momento) con la lettura delle prove non sorteggiate (in tutto 3), tuttavia poco dopo questa mia buona impressione iniziale ha dato spazio ad ampio scetticismo:


1) La prova era così suddivisa: 15 risposte chiuse e fin qui nessun problema, visto che ormai tutti i concorsi pubblici prediligono per questa metodologia per svariate ragioni, prima di tutto la velocità di correzione e seconda, non meno importante ragione, per questioni di imparzialità nel controllo. Ma resto stupita quando mi ragguagliano sul punteggio: 1 punto se giusta, 0 se non risposta, 0 se sbagliata, adesso, sarò presuntuosa, ma nei concorsi pubblici ho il callo e in tutti quelli che ho fatto, a risposta sbagliata corrisponde decurtazione del punteggio…ma a parte questo, seconda parte della prova consta in tre domande sintetiche: dunque, già fortemente sospettosa per questa forma di test, mi sono trovata di fronte a domande moooolto aperte che, secondo un modesto parere lasciano largo spazio all’opinione del valutatore, prima fra tutti la seguente domanda: “deliberazione”…non ho saltato nessuna frase, la domanda era semplicemente “deliberazione”.


2) Consegna della prova: foglio del test nella busta grande, dentro la quale va inserita  una busta piccola con i dati del candidato. Giusto così, in fondo il test non deve essere riconoscibile per questioni di imparzialità, peccato però che norma vuole che le due buste siano legate tra loro (sempre per il solito callo nei concorsi pubblici) da un codice a barre, o semplicemente da un numero, al fine di evitare scambi di test e dati candidato. Tutto ciò in questo concorso non è avvenuto.


La seconda prova, abbastanza semplice dal mio punto di vista, forse addirittura troppo, consiste nella scrittura di una lettera applicando la direttiva sulla semplificazione degli atti amministrativi. Anche qui regola della prova anonima con dati in busta a parte, peccato però che qualcuno si sia così immedesimato nel ruolo che alla consegna del presunto atto amministrativo, in calce abbia firmato. A questo punto SE io fossi stata nella commissione avrei detto: “guarda giovanotto, stampa un altro foglio con il tuo elaborato e non firmarlo” ma ciò non è avvenuto, per cui, per l’ipotetico errore di uno, gli altri (circa 50 credo) hanno firmato la propria prova, venendo meno al principio di anonimato.


Ma visto che le sorprese non terminano mai, questa mattina già era on line la graduatoria, qualcuno mi spieghi come hanno corretto circa cento elaborati (50 il primo giorno e 50 il secondo) in una giornata (lavorativa, quindi in meno di 7 ore), quando qualcuno ha chiesto al Comune di visionare la propria prova gli è stato detto che per trasparenza non è possibile fino al termine della procedura.


Queste considerazioni, o forse solo un excursus delle due giornate, non ha presunzione di denunciare qualcosa, forse ha solo lo scopo di far riflettere quanti come me, ancora credono negli ideali e nei buoni propositi comuni.


Maria Savarese

 

 

 

Ringrazio Maria per il coraggio dimostrato nel richiedere alla redazione del sito di inserire anche la firma.

Ringrazio Maria per la forza dimostrata nel difendere quelli che dovrebbero essere le basi della democrazia e del diritto.

Ringrazio Maria per essere una dei tanti giovani che hanno lavorato o stanno lavorando sodo all’università con impegno e determinazione e che giustamente stanno cercando un loro spazio in questa società che spesso premia invece quegli incompetenti che pur non possedendo alcun titolo, ricoprono ruoli immeritati ma strapagati.

Le conoscenze personali, le amicizie, le prestazioni sessuali, la convivenza con personaggi noti o altro, non possono essere metro di valutazione di concorsi pubblici. La meritocrazia non può essere valutata secondo metodi soggettivi a discrezione dell’uno o dell’altro dirigente in base alle “prestazioni” del candidato. Abbiamo già denunciato pubblicamente quanto questo “concorso” sia poco trasparente. Non è possibile che un laureato non veda riconosciuto un punteggio più alto rispetto a chi non lo è, non è possibile che laureati in giurisprudenza, su domande riguardanti normative, non siano in grado di competere con semplici ragionieri o diplomati in genere, non è possibile che non vengano richieste conoscenze ed attestazioni specifiche in un bando pubblico, anche per andare a gestire il ristorante nella casa cantoniera il bando di allora esigeva specifiche condizioni. Non è possibile avere dirigenti diplomati ragionieri, ma amici degli amici, pagati 81.000 Euro all’anno che svolgono compiti che richiedono invece una laurea e che si permettono di dare direttive  a laureati che però percepiscono molto meno della metà. Non possiamo parlare di lotta alle mafie e poi sottostare ai poteri occulti della politica senza intervenire, andremmo incontro al decadimento della democrazia e conseguente totalitarismo.

Ringrazio Maria per avere il coraggio di difendere i propri diritti e di opporsi allo stereotipo del giovane visto come “bamboccione”.  Questo modello è stato inventato dagli stessi “anzianotti”, mentalmente e non necessariamente anagraficamente, che pretendono di continuare a dominare le cose secondo una propria visione distorta della realtà, la stessa che li ha portati, durante un governo di sinistra, ad accettare una catastrofica riforma del lavoro e a votare un referendum che tutelava solo la propria pensione e a trasformare i propri figli in precari a vita, senza diritti o dignità, condannati a subire i ricatti delle banche e dei datori di lavoro senza scrupoli. Condannati a lotte fratricide per la conservazione di un posto di lavoro che però nessuno garantisce, accontentandosi di vedere sempre più diminuito il proprio potere d’acquisto, nella speranza di recuperare ciò che stanno perdendo sempre più nell’indifferenza dei politicanti.

Per questi giovani e per il futuro che però erroneamente molti definiscono “loro”  senza rendersi conto che il “nostro” è inscindibile e dipendente, noi ci impegneremo affinché ogni piccolo “ruggito di topo” si trasformi in una grande voce a difesa della democrazia.

 

                                                                                                                                              Roberto Nosari