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L’importante è che nessuno se ne ricordi domani                                       pub. 03/09/2015

 

L’abitudine alla velocizzazione della vita, al martellamento di notizie e l’ormai incapacità di distinguere le fiction dalla vita reale ci fanno apparire e vivere come fiction anche cose concretissime che ci riguardano direttamente ma che cancelliamo con la stessa facilità con la quale spegniamo il televisore prima di andare a letto e nel frattempo nella notte ci dimentichiamo tutto. Ci sembra un’eternità eppure in un solo anno o poco più ci siamo trovati di fronte a molte cose importanti, politicamente parlando e sembra che non tutti dormano, anche se si sono svegliati decisamente tardi. E’ notizia del Resto del Carlino online del 30/08/2015 che i  circoIi del Pd di Reggio città criticano con una lettera aperta l’operato del Governo Renzi sia sul salvataggio dall’arresto del senatore Azzollini (Ncd) che sul provvedimento sanità approvato nelle settimane scorse al Senato. I mal di pancia della base devono essere consistenti, visti i toni della lettera: «In questa fase il rischio è che l’elettorato ci lasci». Ma vah…., comunque non preoccupatevi, mai vista tanta gente che dorme come i tipici elettori del PD.

Antonio Azzollini è salvo. Più della metà dei senatori del Pd, dopo il via libera del capogruppo Luigi Zanda, ha votato secondo coscienza, cioè secondo la vecchia regola della Democrazia Cristiana per la quale cane non mangia cane. Molti di loro infatti una coscienza non l’hanno mai avuta. Altri invece se la sono venduta nel frattempo. Così dal Senato della Repubblica arriva un messaggio chiaro: Azzollini è un perseguitato da tutta la magistratura. Non solo dai Pm o dal gip di Trani. Ce l’hanno con lui pure i giudici del tribunale del riesame di Bari che il 2 luglio hanno confermato l’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti. Azzollini è un potente esponente del Ncd, partito indispensabile alla sopravvivenza della maggioranza. E soprattutto ha presieduto per dodici anni la commissione Bilancio del Senato, Questa è l’origine del suo potere. Il suo nome è emerso nell’inchiesta sul porto di Molfetta (una maxitruffa da 170 milioni di euro, per cui il Senato ha già negato l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche) durante la quale più testimoni hanno parlato di presunte pressioni e minacce rivolte da Azzollini a funzionari pubblici per spingerli a non collaborare con gli investigatori. Nell’indagine sul crac da 500 milioni di euro della Casa di Cura Divina Provvidenza di Bisceglie, altri due testi, hanno detto di averlo sentito pronunciare con una suora una frase destinata a entrare nella storia  del malaffare politico italiano: “Da oggi in poi qui comando io, sennò vi piscio in bocca”. Una vicenda questa che coinvolge Debora Serracchiani, contemporaneamente vicesegretario del Pd e presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, all’insegna di quel cumulo di cariche di partito e istituzionali che rappresenta uno dei punti essenziali del renzismo in quella leadership sempre più marcatamente personalizzata e che ha trasformato il PD nella foto già vista durante il berlusconismo con la differenza che il primo naviga a vista ed i suoi vertici si muovono come cani sciolti, infatti la Serracchiani, che si era dichiarata fortemente contrariata dal salvataggio del senatore Ncd, si è vista sconfessata da Renzi e si è trovata duramente in contrasto con l’altro vicesegretario Lorenzo Guerini.

Altro che questione morale: da nord a sud è record di inquisiti. Corruzione, disastri ambientali e spese pazze. Genova, Bologna, Torino, Palermo, Roma e Milano: non c'è città dove esponenti democratici non siano nei guai.

 “Bisogna smettere di rubare”. Sono le parole usate dal presidente del Consiglio per presentare la candidatura dell’Italia alle Olimpiadi del 2024. Le stesse usate sempre da Renzi dopo lo scandalo Mose che ha travolto il sindaco Orsoni candidato di una coalizione di centrosinistra, sostenuta dal PD. Il Partito democratico di Renzi è come non mai al centro di vicende giudiziarie da nord a sud, isole minori comprese (dopo il caso Ischia). Lo scandalo più grosso è sicuramente quello di Mafia Capitale. Non si può dimenticare la Liguria con le spese pazze e il disastro ambientale della centrale a carbone di Vado. Sono le due prime preoccupazioni del Pd ligure, in una regione che ultimamente è stata flagellata dagli scandali. In Campania l’inchiesta che forse meglio di ogni altra avvolge gli interessi della politica e dell’imprenditoria “rossa” in un giro di (presunte) tangenti è la vicenda Sea Park: tra gli imputati per associazione a delinquere finalizzata a reati contro la Pubblica amministrazione c’è anche “l’impresentabile” ex sindaco Pd ed eletto a governatore della Campania Vincenzo De Luca. È la sentenza del 2010 riguardante la trasformazione mai realizzata della fabbrica di sanitari ‘Ideal Standard' nel parco acquatico ‘Sea Park', che vede l'ex sindaco di Salerno condannato a un anno di carcere per abuso d'ufficio. E’ invece di corruzione aggravata dal metodo camorristico l’accusa con cui è finito in carcere il sindaco sospeso di Orta d’Atella (Caserta) ed ex consigliere regionale Ds Angelo Brancaccio.

Alle ultime elezioni lo schieramento di centrosinistra in nome del rinnovamento tanto sbandierato dal PD punta su De Mita, 87 anni, segretario nazionale Dc e presidente del Consiglio dei ministri dal 1987 al 1989, parlamentare già nel 1963. Condannato per intrallazzi vari nel dopo terremoto in Irpinia ma mai passato in secondo piano. Così i demitiani tornano nell’orbita del Pd, da dove uscirono nel 2008 in rivolta contro Walter Veltroni.

Non può certo rimanere immune il Piemonte con Andrea Stara del Pd, ex consigliere regionale a processo per peculato e finanziamento illecito ai partiti e la deputata Paola Bragantini indagata per concorso in truffa aggravata, poi ci sono Florio e Agostino indagati per le firme false delle liste a sostegno di Sergio Chiamparino per le ultime Regionali. Le elezioni hanno provocato molti problemi pure a Vercelli: per le Provinciali del 2009 saranno processati molti politici locali accusati di falso ideologico in atto pubblico, tra cui i democratici Maura Forte, sindaco di Vercelli, e il consigliere regionale Giovanni Corganti. Sta invece affrontando un processo Alessandro Altamura, ex assessore al commercio ed ex segretario provinciale del Pd, accusato di abuso d’ufficio nello scandalo “Murazzi“.

Elezioni 2014, a Bari è caos per i parenti di mafiosi in lista col centrosinistra. Tre candidati con Antonio Decaro sono esponenti di famiglie della malavita locale.

Spero che almeno le notizie che riguardano la nostra bella Emilia, la regione rossa per eccellenza, siano ben conosciute ma nel dubbio facciamo una sintesi.

People mover, la monorotaia che dovrebbe unire stazione e aeroporto di Bologna. I lavori non sono ancora iniziati, ma davanti al giudice andranno l’ex sindaco Pd Flavio Delbono e il suo assessore Villiam Rossi, accusati di abuso d’ufficio. Poi ci sono le “spese pazze” dei consiglieri regionali . Diciotto sono del Pd. E intanto Carlo Lusenti, assessore regionale alla sanità con Vasco Errani, è imputato per falso in una vicenda legata ai fondi regionali destinati alle cliniche private. A Rimini, il sindaco Andrea Gnassi è indagato per il fallimento della società dell’aeroporto Fellini. Assieme a lui altri otto sono sotto inchiesta per il reato di associazione a delinquere.

Il procuratore Alfonso che lascia la guida della Procura di Bologna dopo cinque anni per andare a presiedere la Procura generale di Milano. Nel suo discorso denuncia: "Non abbiamo mai avuto una persona che sia venuta in Procura a raccontare". Vietato però parlare di omertà perché ricorda la mafia del sud e i vertici del Pd non ci stanno a sentirsi accusati in questo modo e tanto per restare nei nostri dintorni, è Coffrini sindaco di Brescello a sostenere che Grande Aracri è una grande persona e che il suo non è un paese in odor di mafia. Ricordiamo che a Brescello una troupe di giovani coraggiosi ha girato, come web-tv "Cortocircuito", un formidabile servizio. Tema: gli ottimi e cordialissimi rapporti del sindaco (Pd) con tal Francesco Grande Aracri, abitante nel paese da molti anni ma non un cittadino qualunque. E’ infatti stato condannato per mafia e sottoposto a sorveglianza speciale.

8 novembre 2014 - «A Brescello è scattato un meccanismo di solidarietà dei cittadini al sindaco caratterizzato da una sorta di strabismo perché non si è riusciti a valutare il fenomeno mafioso nella sua reale pericolosità». Sono le parole di Gian Carlo Caselli, già procuratore capo di Torino, ospite in Sala del Tricolore con il magistrato Armando Spataro all’incontro organizzato dalla web tv Cortocircuito.

Tanto fumo ma un nulla di fatto anche dopo la riunione fiume dei sindaci del Pd reggiano per valutare il "caso Coffrini". Riunione convocata solo per cercare di smarcarsi dalle pesanti critiche, in attesa che le acque si calmassero. Coffrini rimetterà il mandato al consiglio comunale di Brescello si leggeva sui giornali del momento ma era la solita presa per ….. oggi sappiamo chi è ancora sindaco.

A volte però le cose …... La Cassazione ha dato ragione, in via definitiva, a Donato Ungaro, giornalista, ex vigile urbano di Brescello. Cronista minacciato e 14 anni fa licenziato in tronco dal comune di Brescello perché metteva sulla pagine delle cronache della “Gazzetta di Reggio” gli affari del sindaco Ermes Coffrini, delle imprese locali sul Po (la Bacchi, già condannata più volte) e delle infiltrazioni mafiose in riva al Po (cosca Grande Aracri). Un “nostrano” minacciato, perseguitato, deriso perché fa semplicemente il suo dovere: vede e racconta scrivendo “cose che nessuno vuol sentirsi dire”. Ora il Comune dovrà riparare all’ingiusto licenziamento: Ungaro fu licenziato per ragioni “ideologiche”. Rompeva le scatole agli intrecci illegali tra amministrazione pubblica locale, affaristi e esponenti della ‘drangheta cutrese trapiantati nel paese. Oggi finalmente qualcuno ascolta e il prefetto invia ispettori e studia lo scioglimento per infiltrazioni mafiose nel municipio, la Commissione parlamentare antimafia indaga, la Procura pure. Il comune mantovano di Viadana (sull’altra sponda del Po) è stato invece già sciolto per mafia e il segretario comunale è collaboratore anche del Comune di Brescello.

Il sindaco di Montecchio Paolo Colli, ha tentato di difendere la scelta di affidare i lavori della scuola comunale a un’azienda di Criciniano d’Aversa, nel Casertano, la Saedil. La gara d’appalto è stata vinta con un ribasso del 23%, ma ora l’azienda, che non ha mai avuto la documentazione antimafia, è ‘sparita’ lasciando l’opera incompleta. Ora ci sarà bisogno di un nuovo appalto, con una nuova spesa di denaro pubblico. Intanto Muto, quello che ha querelato Beppe Grillo per diffamazione in quanto lo aveva accusato di essere mafioso, intercettato in auto il 29 maggio 2012 (dopo il terremoto delle 9,15 qui in Emilia), mentre parla con la moglie dice: "Speriamo che arrivi la botta forte", "Se durasse almeno un minuto, si crea del lavoro". Il costruttore confida nel sisma per rimettere in moto i suoi affari, ma gli amministratori che dicono di non vedere le mafie in casa loro, in cosa confidano?  

22 aprile 2015 - Sono 17 le procedure d’appalto del Comune di Reggio Emilia finite sotto la lente d’ingrandimento dell’Authority anticorruzione. Le procedure hanno valore complessivo di circa 8 milioni di euro e risalgono al periodo 2011 – 2014. Che il ministro Delrio ex sindaco di Reggio ne sappia qualcosa?

A Luzzara c’è ancora la patata bollente dell’appalto del nuovo magazzino comunale con l’attenzione da parte dell’Autorità Anticorruzione  a creare grattacapi all’amministrazione locale.

Nell’immaginario collettivo si pensa, o meglio perché si è sempre fatto in modo di inculcare nella mente del comune cittadino, che solo le cooperative sono sane, così le conferme arrivano puntuali.   

Manutencoop e il suo presidente Claudio Levorato nell’inchiesta sulle tangenti per l’Expo milanese e scandalo degli appalti della Asl di Brindisi. Il gigante delle costruzioni Cmc di Ravenna, che oggi deve la sua fama all’appalto per il tunnel di servizio dell’alta velocità in Val di Susa (strenuamente difeso dal PD e dal governo Renzi), è all’onore delle cronache per il caso del “porto fantasma” di Molfetta, cantiere aperto – secondo l’ipotesi accusatoria della procura di Trani – per incassare i contributi pubblici poi stornati verso altri impieghi. Qualcuno forse ricorda anche i problemini di Coopsette con l’inchiesta Grandi Opere e alta velocità a Firenze. Coopsette rispunta anche come socia di Autostrada Regionale Cispadana Spa, nel capo di imputazione relativo alla tentata induzione indebita a dare o promettere utilità in concorso, “in relazione alla promessa di consegna dell’incarico di direzione dei lavori a Stefano Perotti (imprenditore arrestato, ndr) da parte di Autostrada Regionale Cispadana Spa”, che doveva costruire il tratto viario Reggiolo- Rolo-Ferrara. Non è assolutamente tollerabile dimenticare le accuse di corruzione e falso in atto pubblico mosse  nei confronti del reggiano Luigi Guidetti, dirigente di Unieco finito nell’inchiesta “Affari sporchi”. Unieco finisce nell’indagine per quanto riguarda un progetto collaterale, relativo alle opere per i poli scolastici di Lido e Capezzano. Non è tollerabile in quanto vista la brutta aria che tirava era già pronto il progetto di fusione tra Coopsette e Unieco in  Atikram srl, newco con sede a Castelnovo Sotto, già creata in precedenza in vista dell’obiettivo. Un piano che ricorda il progetto Sicrea (non una cooperativa ma società per azioni), in mano a Luca Bosi che ha rilevato i cantieri e i dipendenti prima di CMR, poi di Orion e da ultimo la Cooperativa di Costruzioni di Modena. Cancellati i vecchi nomi si riparte col vestitino nuovo e candido, facendo sparire debiti e creditori, ma soprattutto i piccoli azionisti che si sono ritrovati dopo anni di sacrifici, solo con un pugno di cenere.

Abbiamo poi l’inchiesta partita dalla metanizzazione di Ischia da parte della Cpl Concordia e gli affari con i casalesi: sei arresti a Napoli. Indagato l'ex senatore Pd Diana. «Si è trattato dell’acquisizione di documenti relativi all’organizzazione dell’ente” (ha detto Vito Zincani presidente del comitato di vigilanza interna), l’equivalente di “…è un atto dovuto…” come disse Costa quando la Finanza si presentò in municipio a Luzzara a prelevare documenti riguardanti “l’integratore dei processi” che portò poi alla condanna in primo grado di Donelli e della sua Giunta.

Esploso improvvisamente il marcio nelle cooperative risulta evidente la necessità di una immediata risposta e così il 12 giugno 2015 il sottosegretario allo Sviluppo economico Antonello Giacomelli, rispondendo a un’interpellanza del Movimento 5 stelle, ha parlato di "una situazione di grave criticità". Nonostante l'universo coop sia nella bufera dopo gli sviluppi dell'inchiesta Mafia capitale le revisioni sono state sospese e il ministero ammette: “Controlli fermi perché mancano risorse”. Certo! Non si vorranno mica spendere soldi per inchieste sulle cooperative e portare a condanna i loro vertici e i politici per truffa ai danni dello stato, vi pare?

Entra allora in gioco la Camuffo così chiamata perché è riuscita a camuffare un antico e glorioso sindacato in un circolo del PD. I fendenti di Camuffo sono però strumentali, l’obiettivo è castigare il ministro del Lavoro Giuliano Poletti che ha lasciato (2014) la presidenza di Legacoop per farsi interprete del verbo renziano sul mercato del lavoro.

Maggio 2015. Iren, società voluta a tutti i costi dal PD e che ha privatizzato l’acqua, detiene il 25% della Fata Morgana (società specializzata in raccolta rifiuti) di Reggio Calabria, finita nel mirino dell'antimafia nell’inchiesta «Morsa sugli appalti pubblici», coordinata dal procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria Nicola Gratteri. Si sapeva già ma è meglio ricordarlo, dapprima avevamo AGAC, diventata Enia e poi Iren, con l’aumento delle tariffe di acqua e rifiuti del reggiano si comprano aziende calabresi in odor di mafia e i comuni reggiani danno l’avallo. 

20 giugno 2015 A proposito di acqua pubblica, il Pd ha deciso per il no. A porte chiuse. “Reggio Emilia, da città modello a promessa tradita”. “Non può essere un partito a decidere per tutti. Questa non è democrazia”, urlano invano i sostenitori del comitato “Acqua bene comune”. Dopo il sì del referendum del 12 e 13 giugno 2011 per il quale il sindaco Costa si era sentito in dovere di ringraziare pubblicamente i cittadini facendo affiggere (a loro spese) i manifesti che tutti ricordiamo. Cosa penseranno ora il vicesindaco Elisabetta Sottili, il portavoce del PD Roberto Visioli e la ex IDV ma ora ha saltato il fosso ed è consigliere PD Monica Borioli, che tanto avevano fatto per raccogliere le firme per il referendum sull’acqua pubblica? Come se fosse solo merito loro, mentre in realtà salirono sul carro solo quando le firme raccolte avevano già raggiunto il quorum e quindi si sapeva che ci sarebbe stato il referendum . Chissà quanto se la ridono per essere riusciti a ridicolizzare i firmatari e tutti gli elettori che hanno votato per il sì all’acqua pubblica. Smisurato invece il piacere di Costa che nel frattempo è stato nominato  segretario del PD provinciale ma che nonostante l’unica astensione del comune di Albinea, non ha dimostrato coerenza, forse perché già allora in malafede e non ha avuto nemmeno il coraggio di  astenersi. Il voto contrario all’acqua pubblica da parte del sindaco e del PD di Luzzara porta con sé anche il peso di un macigno come il silenzio di SEL (in lista con il PD questa primavera). Partito che stenta ad identificarsi, con le radici nella “falce e martello” ma ben presto adattatosi in un più moderno “forchetta e coltello”.

Sabato 13 giugno 2015. “Ci siamo riuniti a centinaia per un confronto, ma il Comune ci ha impedito il diritto costituzionale alla libera manifestazione”.. Sgomberati dalle forze dell’ordine per la mancanza di autorizzazione al campeggio in luogo pubblico i comitati per l’acqua pubblica a Reggio Emilia. “Non sappiamo se ci sia un filo diretto con Roma, sicuramente però la velocità della decisione lascia pensare a un ordine arrivato dall’alto – dice Dotti – e ciò nonostante un anno fa lo stesso Pd utilizzasse il progetto di ripubblicizzazione dell’acqua come bandiera nelle campagne elettorali.

Sui rifiuti invece la soluzione del governo è la solita “incenerire” anche se i nostri amministratori preferiscono usare il termine “termovalorizzare”. Semplicemente perché noi siamo l’unico paese in Europa in cui l’energia prodotta dalla distruzione dei rifiuti è assimilata alle energie rinnovabili: un bel valore questo. Ovviamente per chi li brucia e poi vende l’energia prodotta, non per gli italiani che la pagano: più del dovuto. Che cosa ci sia di rinnovabile nel distruggere i rifiuti ce lo devono ancora spiegare. Di certo però sappiamo degli appalti milionari che stanno dietro alla costruzione dei “termovalorizzatori” e delle attenzioni delle grandi cooperative interessate a realizzarli. Parma per fare un esempio a noi prossimo.

 

L’importante è che il popolino ci dorma sopra, che domani mattina non ricordi nulla e che continui a seguire affascinato i venditori di pentole sparsi per il Bel Paese.

 

A.    M.