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Un anno dal referendum del 4 dicembre                                  pub. 04/12/2017

 

Molti sembra abbiano dimenticato le apocalittiche catastrofi previste dai componenti dell’ex governo Renzi e dal Pd, solo un anno fa. Nel caso di vittoria del NO sarebbe stata  catastrofe politica, recessione, investitori in fuga, crollo degli investimenti, banche a rischio collasso, PIL in picchiata, tracolli dell'occupazione (seicento mila posti di lavoro cancellati) azzardava il Centro studi di Confindustria. “Se dite No, dite No per sempre”, terrorizzava gli elettori Matteo Renzi. “In gioco c’è il futuro dei prossimi 30 anni”, vaneggiava anche la ‘madrina’ della riforma, Maria Elena Boschi. E ancora: “innovatori” contro “conservatori del no”, per una riforma “attesa sa 70 anni”. La Costituzione però non era ancora stata scritta 70 anni fa perché eravamo ancora nella seconda guerra mondiale.

Non è successo nulla di quanto preannunciato dall'ex premier (Renzusconi), nessuna nuova piaga d’Egitto. L'unico, vero disastro è all'interno del Partito democratico a guida Renzi. Oggi però è lo stesso Renzi ad accreditarsi i meriti di una economia in crescita e di un Pil non più negativo. Beata coerenza!

Il 60% di No contro il 40% di SI. Allora l’ex premier giurò: “Se perdo, lascio la politica”. “È una questione di serietà. Se vince il No, andiamo a casa”, sono state le parole della Boschi (allora ministra per le Riforme). E siccome ogni promessa è debito ma per il Pd.. “manco per c…o”, niente saluti da parte di nessuno, né per lui, né per Boschi, nè per tutti quelli che l’avevano annunciato.

È cambiato il governo, in pratica solo Gentiloni al posto di Renzi ma con questo che continua a fare il burattinaio. Più che l’Apocalisse o le dimissioni della Boschi, per quest’ultima è arrivata la promozione, sottosegretaria alla presidenza del Consiglio dei ministri (confermato pure Luca Lotti, braccio destro di Renzi). Ce ne raccontarono a piacimento come quella che: “Se si tiene insieme la riforma costituzionale e il superamento delle province abbiamo un risparmio di 1 miliardo di euro”, rivendicò (il 31 maggio 2014) sempre Renzi. Per poi dimezzare i (presunti) risparmi in “500 milioni di euro” nel novembre 2016. Bufala ripetuta all’unisono con la ministra Boschi. Perché fu la stessa Ragioneria dello Stato (28 ottobre 2014) a riportare i conti sulla Terra: appena 49 milioni sarebbe stato il risparmio se avesse vinto il , tra il taglio del numero dei senatori e delle relative indennità, più altri 8,7 per la chiusura del Cnel (altro sopravvissuto).

Solo quattro giorni fa il Pd esultava per le dichiarazioni del Pm di Arezzo Roberto Rossi (già ex consulente per gli Affari giuridici del governo Renzi), in merito al processo che riguarda la bancarotta  di Banca Etruria e che coinvolge il padre del sottosegretario alla presidenza del Consiglio (Boschi senior vicepresidente della Banca). Tali dichiarazioni sembravano scagionare Boschi per scaricare tutte le colpe del crac su Bankitalia.

Il Pd ne ha approfittato per sostenere che le polemiche sulle colpe del padre di uno dei ministri chiave dell’esecutivo Renzi erano “sciocchezze“.Oggi invece a finire sotto accusa è il procuratore Rossi che rischia di essere nuovamente deferito al Csm, proprio per aver omesso in audizione di parlare del coinvolgimento di Boschi nel filone di indagini legato all’emissione di obbligazioni subordinate lanciata nel 2013.

Ora il quadro cambia radicalmente, visto che Boschi senior è indagato per le obbligazioni subordinate (falso in prospetto e accesso abusivo al credito). Falsità che hanno mandato in fumo i soldi degli ignari risparmiatori e che spiegano il tanto impegno dei vertici Pd nel salvare prima gli amministratori delle banche fallite e poi caso mai anche le banche stesse. Proprio come la proposta di questi giorni di creare un fondo pubblico (pagato da tutti) per risarcire i risparmiatori che hanno investito nelle cooperative che una dopo l’altra hanno fallito. Mi sembra più che giusto!

Dove potremmo poi mettere i fuoriusciti del Pd, topastri che fuggono dalla nave che affonda? Prima hanno sostenuto la legge Fornero, il job act e la cancellazione di una generazione e non ultimo la cancellazione dell’articolo 18, ora invece vogliono apparire i paladini del diritto del lavoro ma intanto hanno consentito a Renzusconi di portare le pensioni a sessantasette anni mentre la disoccupazione giovanile segna la peggior percentuale della comunità europea.

Cari elettori Pd, avremo mai il piacere di verificare fino a che punto siete disposti a farvi male?