Home         
 

LINEA DURA CON I COMUNI PER LE ANOMALIE DEL PIANO STRADALE: IL TRIBUNALE DI MILANO CONDANNA IL COMUNE DI PREGNANA MILANESE A RISARCIRE I DANNI PATITI DA UN COMUNE CITTADINO ALLA PROPRIA AUTO A SEGUITO DELL'IMPATTO DI QUESTA CON UN DOSSO NON SEGNALATO ANCORCHE' VISIBILE.

Di seguito, le massime estrapolabili dall'importante sentenza del Tribunale di Milano, n. 10284/14 del 2.8.2014,

- I COMUNI RISPONDONO EX ART. 2051 C.C. DEI DANNI CAGIONATI DAI DOSSI, OVE NON APPOSITAMENTE SEGNALATI, ALL'INTERNO DELLA PERIMETRAZIONE DEI CENTRI ABITATI, E DUNQUE A PRESCINDERE DALLA NATURA OCCULTA O MENO DELL'INSIDIA.

- UNA VOLTA RIAPERTO IL TRAFFICO VEICOLARE, L'IMPRESA APPALTATRICE, NEL DUBBIO CIRCA LA SUSSISTENZA DI UNA SUA RESPONSABILITA', NON RISPONDE EX ART. 2043 C.C. DEI DANNI PROVOCATI DAI DOSSI REALIZZATI IN CONFORMITA' ALLE DIRETTIVE TECNICHE FORNITE DAL COMUNE COMMITTENTE

-E' CONSENTITA LA RIMESSIONE IN TERMINI DEL DIFENSORE DECADUTO PERCHE' IMPEDITO A RAGGIUNGERE IL TRIBUNALE A CAUSA DI UN INCIDENTE STRADALE, E DUNQUE ANCHE IN RAGIONE DI UNA CIRCOSTANZA ESTRANEA AL GIUDIZIO

-E' POSSIBILE PROVVEDERE A SOSTITUIRE IL NOMINATIVO DI UN TESTE DECEDUTO ANCHE CON UN ALTRO CHE NON SIA STATO INDICATO NELLE MEMORIE DI CUI ALL'ART. 183, 6° COMMA, C.P.C.

Il commento 

Con una importante sentenza, la n. 10284/14 del 2.8.2014, depositata in data in data 19 agosto 2014, nella causa vittoriosamente patrocinata dagli avv.ti Stefano Gallandt e Roberto Enrico Paolini del Foro di Milano, il Tribunale di Milano in persona del Giudice dott. Giorgio Alcioni, in funzione di giudice dell'appello, ha condannato il Comune di Pregnana Milanese a risarcire i danni patiti da un comune cittadino alla propria autovettura a seguito dell'impatto di questa con un dosso, mandando invece assolta l'impresa appaltatrice che si era occupata dei lavori, sul presupposto che, in determinate circostanze, la P.A. e i privati appaltatori possano essere chiamati a rispondere secondo diversi regimi di responsabilità e cioè, rispettivamente, ex art. 2051 c.c. e ed art. 2043 c.c. L'applicazione dell'art. 2043, ricorda il Tribunale, farebbe sì che sarebbe il danneggiato a dover provare la colpa del Comune, allegando in causa che la buca o la disconnessione rappresentasse un pericolo occulto, e fosse quindi assolutamente invisibile e imprevedibile.. 

L'applicazione dell'art. 2051 invece, consentirebbe un'inversione della prova: il comune sarebbe obbligato a custodire le strade con la conseguenza che sarebbe responsabile dei danni cagionati alle persone e cose, nei limiti in cui non vi sia l'impossibilità di governo del territorio, e salva la prova da parte sua del caso fortuito, ossia, "trattandosi di un'ipotesi di responsabilità aggravata e non di responsabilità oggettiva" della "mancanza di colpa, che emerge sul piano del raffronto tra lo sforzo diligente necessario per prevenire ed evitare l'evento e la condotta mantenuta (cfr. Cass. 20 febbraio 2006, n. 3651)".Ebbene, nella vicenda de qua il Tribunale di Milano ha seguito l'indirizzo giurisprudenziale secondo cui, in linea generale, con riguardo alle strade site all'interno della perimetrazione dei centri abitati i Comuni rispondono ex art. 2051 dei danni provocati dai dossi realizzati in assenza di un'apposita segnalazione, dovendosi affermare in presenza di determinate circostanze una presunzione di responsabilità.Ha ritenuto invece che le imprese appaltatrici dei lavori di realizzazione dei dossi, dopo la riapertura al traffico veicolare e a patto che siano state seguite le direttive tecniche fornite dal comune committente, debbano essere mandate assolte dalle domande formulate nei loro confronti dal danneggiato se vi è dubbio sulla sussistenza di una condotta colpevole. La responsabilità dell'impresa infatti, nella vicenda in esame, è stata evidentemente ritenuta insussistente in ragione dell'art. 2043 c.c., che addossa al danneggiato l'onere di provare la colpa del convenuto.Ma procediamo con ordine.Con specifico riguardo all'ente Comune, il Tribunale, ha osservato che "conformemente a quanto stabilito dalla Suprema Corte, i Comuni sono responsabili degli incidenti provocati agli utenti a causa del cattivo stato delle strade e ciò anche se la manutenzione delle stesse è stata appaltata a una ditta esterna (cfr. Cass. 1691/2009).Infatti la presunzione di responsabilità per il danno cagionato dalle cose che si hanno in custodia, stabilita dall'art. 2051 c.c., è applicabile nei confronti dei comuni, quali proprietari delle strade del demanio comunale, pur se tali beni siano oggetto di un uso generale e diretto da parte dei cittadini, qualora la loro estensione sai tale da consentire l'esercizio di un continuo ed efficace controllo che sia idoneo ad impedire l'insorgenza di cause di pericolo per i terzi; né può sostenersi che l'affidamento della manutenzione stradale in appalto alle singole imprese sottrarrebbe la sorveglianza e il controllo, di cui si discute, al Comune, per assegnarli all'impresa appaltatrice, che così risponderebbe direttamente in caso di inadempimento: infatti, il contratto d'appalto per la manutenzione delle strade di parte del territorio comunale costituisce soltanto lo strumento tecnico-giuridico per la realizzazione in concreto del compito istituzionale proprio dell'ente territoriale, di provvedere alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade di sua proprietà ai sensi dell'art. 14 del vigente Codice della strada, per cui deve ritenersi che l'esistenza di tale contratto di appalto non vale affatto ad escludere la responsabilità del Comune committente nei confronti degli utenti delle singole strade ai sensi dell'art. 2051 c.c.Il fattore decisivo per l'applicabilità della disciplina ex art. 2051 c.c. deve individuarsi nella possibilità o meno di esercitare un potere di controllo e vigilanza sui beni demaniali, con la conseguenza che l'impossibilità di esercitare siffatto potere non potrebbe ricollegarsi puramente e semplicemente alla notevole estensione del bene e all'uso generale e diretto da parte dei terzi, considerati meri indici di tale impossibilità, ma all'esito di una complessa indagine condotta dal giudice di merito con riferimento al caso singolo, che tenga in debito conto innanzitutto gli indici suddetti e che la necessità che la configurabilità della possibilità in concreto della custodia debba essere indagata non soltanto con riguardo all'estensione della strada, ma anche alle sue caratteristiche, alla posizione, alle dotazioni, ai sistemi di assistenza che lo connotano, agli strumenti che il progresso tecnologico appresta, in quanto tali caratteristiche acquistano rilievo condizionante anche delle aspettative degli utenti, rilevando ancora, quanto alle strade comunali, come figura sintomatica della possibilità del loro effettivo controllo, la circostanza che le stesse si trovino all'interno della perimetrazione del centro abitato".Il Giudice ha ritenuto dunque dimostrata la responsabilità della P.A ex art. 2051 c.c., osservando come dagli atti emergesse che non vi fosse alcuna segnalazione che avvisasse gli utenti della presenza di deformazioni del piano visibile. L'utente di una strada, infatti, "nutre un'ovvia aspettativa in ordine alla regolarità di un manto stradale non indicato come dissestato da un apposito segnale di pericolo (per tali rilievi si veda Cass. 22604/09)". Ebene, nel caso in esame, secondo il Tribunale, sussisteva l'anomalia della cosa ed è stata data prova del nesso di causa, "mentre per parte sua il comune non ha provato il caso fortuito".Il Tribunale mandava invece assolta l'impresa appaltatrice, sulla base del mero presupposto che la stessa avesse provato di aver realizzato il dosso in conformità alle direttive tecniche fornite dal Comune committente, stante la sussistenza di un dubbio sull'evenienza di una sua condotta colpevole. La responsabilità dell'impresa infatti, nella vicenda in esame, è stata evidentemente ritenuta insussistente in ragione dell'art. 2043 c.c., che addossa al danneggiato l'onere di provare la colpa del convenuto.

La sentenza de qua ha inoltre affrontato alcune spinose questioni di natura processual-civilistica con uno spirito liberale improntato alla massima garanzia dei diritti di difesa.

Nel corso del giudizio di primo grado infatti i testimoni indicati dall'attore non erano stati ascoltati dal Giudice di Pace per assenza del difensore, impedito a raggiungere il Tribunale a causa di un incidente stradale. Ma, osserva il Tribunale, "è stata prodotta documentazione di tale sinistro e, conseguentemente il Giudice di pace, in presenza dell'istanza della parte decaduta avrebbe dovuto applicare correttamente il disposto dell'art. 208 cpc. Deve, quindi, confermarsi l'ordinanza già emessa sul punto" che aveva disposto la rimessione in termini del danneggiato. Dunque, secondo il Tribunale, anche l'evenzienza di circostanze estranee al processo possono fondare la rimessione in termini di una parte.Ha osservato poi che con riferimento a un teste "escusso in sostituzione di altro testimone indicato dalla parte, ma deceduto nelle more, si rileva che si deve salvaguardare l'esigenza di evitare una decadenza determinata da un inadempimento processuale causato da un giustificato impedimento. Pertanto deve riconoscersi la facoltà, ispirata al principio di garanzia del pieno diritto di difesa, di sostituire il nominativo di un testimone allorquando via sia l'oggettiva impossibilità di provvedere all'escussione per motivi non imputabili alla parte interessata alla deposizione, né dalla stessa conosciuti o conoscibili al momento della sua designazione (quali ad esempio l'evento morte: in tal senso cfr. Cass. Civ. 13187/2013; 16764/2006)". La decisione sul punto appare però innovativa e per certi versi clamorosa poichè il teste sostituto non era stato indicato nei termini previsti dall'art. 183 c.p.c. e in virtù di tale circostanza i difensori dell'impresa appaltatrice e dell'assicurazione chiamata in garanzia si erano battuti strenuamente contro la sua escussione. V'è da chiedersi se la decisione assunta sul punto dal Tribunale di Milano sia destinata a fare scuola oppure a rimanere un caso isolato.Avv. Stefano Gallandt del Foro di Milano

(- Si autorizza la pubblicazione, la diffusione ed anche la modifica del presente contributo a patto di render noto il nominativo del suo autore, il sottoscritto avv. Stefano Gallandt, difensore della parte vittoriosa nella causa de qua - Si allega la sentenza in forma integrale)