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Senti maaaa, ades chi paga?                                                                          pub. 07/10/2014

 

Molti luzzaresi non sanno nulla della gigantesca cava al di là dell’argine nelle vicinanze della fornace. Unico esperimento di cava realizzata all’interno di una golena chiusa e quindi non soggetta ai mutamenti imposti dall’azione del Po e destinata a rimanere eternamente una ferita al territorio. Cava che per estensione, secondo la volontà dell’amministrazione Donelli prima e della attuale poi, dovrebbe divenire ampia quanto l’intera area occupata dal paese di Luzzara.

Il problema però sta nel fatto che la sua vicinanza all’argine maestro la potrebbe trasformare in un vero pericolo per la sicurezza del territorio. Non va dimenticato che la sua realizzazione fu approvata quando i documenti prodotti dagli esperti garantivano il rispetto di ogni norma di sicurezza e la totale assenza di fenomeni sismici e di liquefazione dei suoli, mentre oggi sappiamo che le cose non stanno esattamente così. 

Mi riferisco alla relazione di presentazione alla variante al PAE, redatta dallo studio Binini ed approvata  dal Consiglio Comunale, nella quale si legge:

 

Al punto 6, geologia, morfologia, sismica, idrologia, idrogeologia (pagina 45)

  • 6.1.2 impatti: in presenza di sisma, il massimo spostamento è dell'ordine del centimetro.

  • 6.3.1 nell'ambito della riclassificazione sismica nazionale, il comune di Luzzara rientra in quarta     categoria. A questa classe è attribuito un valore di accelerazione orizzontale massima pari a 0,0 5g (con g = accelerazione di gravità)

  • 6.3.2 assodato che la sismicità sperimentata sino ad oggi non si manifesta con intensità tali da compromettere l'integrità delle sponde, la problematica da affrontare per il comparto di interesse è la liquefazione, dato che un fenomeno di questo genere può annullare la competenza di alcuni materiali e provocare dissesti localizzati. ………. Specifiche analisi, effettuate tramite un nostro programma di calcolo ……. Hanno evidenziato che le sabbie non sono soggette a liquefazione.

 

La relazione e le rassicurazioni degli esperti intervenuti in consiglio comunale erano tali da escludere ogni tipo di rischio futuro. Mentre si tranquillizzavano i cittadini, qualche dubbio deve però essere venuto a qualcuno e così il PAE comunale ha prescritto la redazione di uno specifico piano di monitoraggio a supporto del piano comunale di protezione civile, a cura degli esercenti l'attività estrattiva e riguardante sia i fontanazzi in corrispondenza dell'argine maestro sia un ipotetico sifonamento degli argini golenali Lorenzini e Intercomunale, piano che è stato regolarmente presentato dalle imprese e approvato dalla Giunta comunale di Luzzara (Del. n. 14 del 23/02/2007.)

Come sicuramente tutti i consiglieri comunali e volontari delle due associazioni locali di protezione civile sapranno bene ma è giusto ricordarlo, in seguito ai terremoti del Maggio 2012,  il giorno 4 Maggio 2013 il Consiglio provinciale di Reggio Emilia, presieduto da Gianluca Chierici, ha approvato il Piano di emergenza provinciale di protezione civile presentato dalla presidente Sonia Masini, relativamente al rischio sismico e al rischio idraulico (ambito fiume e affluenti del Po e rete scolante di bonifica). L’approvazione ha avuto il solo voto contrario di Alberto Ferrigno di Rifondazione comunista “Non capisco tutta questa soddisfazione …… in realtà i fatti cozzano terribilmente con i proclami….”

In tale Piano (Tav. 183NO classe F), viene messo nero su bianco che anche Luzzara, insieme a tutti gli altri comuni della bassa, sono soggetti a liquefazione del terreno e ad amplificazione stratigrafica (amplificazione delle onde sismiche dovuto alla composizione dei terreni alluvionali come i nostri). A questo punto sarebbe necessario un chiarimento; visto che siamo soggetti a fenomeni di liquefazione e che la stessa si manifesta in presenza di terremoti, come possiamo noi luzzaresi rimanere catalogati come soggetti a rischio sismico 4 (pressochè nullo) mentre tutti gli altri comuni intorno a noi sono classificati a rischio maggiore?

Forse perché le licenze edilizie fanno sempre riferimento alla classe sismica e non citano mai il rischio liquefazione e quindi è più conveniente per i costruttori mantenere questi parametri? Su questi ed altri dubbi il consigliere provinciale Alberto Ferrigno presentò una interrogazione in Provincia al fine di chiedere la cessazione delle escavazioni nel polo estrattivo denominato “Belgrado-Fogarino”, identificato nella Variante Generale 2002 al P.I.A.E. provinciale con il codice PO015. Alla prima richiesta presentata nel 2013 non fece seguito alcuna risposta e così l’interrogazione venne ripresentata e la Provincia vi rispose nel Febbraio del 2014.

 

Tra le altre cose la Provincia risponde

“Premesso che fin dal 2012 non sono state svolte attività di estrazione in corrispondenza del polo, che nel frattempo due delle relative autorizzazioni sono scadute ed una è in fase di scadenza (10 marzo p.v.) (si intende Marzo 2014) e che non sembra sussistere, quindi, la necessità di sospendere tali attività ……. Ciò premesso, soprattutto in relazione alla rivalutazione del rischio sismico, si condivide la necessità - nelle eventuali successive richieste di autorizzazione - di rivalutare i parametri utilizzati nelle verifiche di stabilità dei fronti di scavo e di sistemazione definitiva, diminuendo se necessario le pendenze degli stessi.”

 

Se ne deduce quindi che la CCPL non può più scavare sabbia perché le  concessioni sono scadute. E’ quindi giunto il momento di mantenere gli impegni presi e di “ripristinare” l’area come previsto dal progetto. Dovranno essere realizzati i parcheggi e le piste all’interno dell’area oltre che a provvedere alla ripiantumazione degli alberi e della messa in sicurezza. A suo tempo si parlò anche di una fidejussione che sarebbe stata contrattata successivamente ma della quale non si seppe più nulla anche se, non ricordo male, è prevista per legge. In pratica la CCPL avrebbe dovuto versare al comune una certa cifra nel caso che non avesse provveduto a mantenere gli impegni presi. A quanto ammonta questa cifra? È mai stato stilato un accordo? Cosa prevede?

Nel mantovano e precisamente a cava Caselli, molto più piccola di quella del Fogarino, Bacchi ha scavato sabbia per vari anni e pur essendo prevista una fidejussione di 323 Euro, né il comune di Viadana né la regione Lombardia ha mai incassato, così dopo una serie di denunce e una sentenza del tribunale di Mantova la rinaturazione e il ripristino ambiantale sono stati imposti allo stesso Bacchi.

Nel caso nostro, la famosa fidejussione da parte della CCPL è stata incassata dal comune o no? Se sì perché non vi è traccia? Non sarà che per caso si ritiene già estinto l’obbligo di fidejussione da parte della CCPL a seguito della Delibera di Giunta numero 102 del 15/10/2008 con la quale l’Amministrazione Comunale approvò la “convenzione con la ditta CCPL Inerti S.P.A. per anticipo quota parte proventi attività estrattive”, per un importo presumibile pari a € 692.570,59 dal primo gennaio del 2008 In pratica la CCPL anticipò a Donelli 350.000 € sugli scavi di sabbia, senza interessi o clausola alcuna. Così, in fiducia.

Ma la cosa si scopre solo nella Delibera di Consiglio Comunale N. 43 del 30/09/2009 si legge:

“Il sindaco chiarisce che l’anticipazione delle somme da parte di CCPL di cui alla deliberazione della Giunta comunale n.102/2008 sopra richiamata era finalizzata alla realizzazione di un’opera pubblica e non certo per sanare il bilancio corrente dell’anno 2008 come asserito dal consigliere Nosari.” 

Mentre nella deliberazione della Giunta comunale n.102/2008 (convenzione con la ditta CCPL inerti s.p.a), si legge:

  • che codesta Amministrazione comunale ha la necessità di accertare dette somme a valere sul Bilancio di previsione del corrente esercizio finanziario, al fine di poter dare puntuale e rapida attuazione agli interventi di spesa a valenza ambientale ivi previsti;

  • che codesta Amministrazione comunale ha altresì la necessità di introitare entro il corrente esercizio finanziario parte di dette somme, al fine di perseguire il rispetto degli obiettivi stabiliti in materia di Patto di stabilità per l’anno 2008 dalla L. 296/2006 (Legge Finanziaria 2007), come modificata ed integrata dalla L. 244/2007 (Legge Finanziaria 2008);

 

Potrebbe trattarsi di un virtuosismo per incassare i soldi di una possibile fidejussione senza però avere l’obbligo di trattenerli in cassa ma poterli spendere subito e in questo caso è ovvio che la CCPL si riterrebbe nel diritto di non dovere più nulla al comune di Luzzara.

 

Il piano di recupero ambientale del Polo di P.I.A.E. nel complesso prevede la realizzazione di aree umide per tutte le sottozone, con piantumazione delle fasce di rispetto e delle scarpate di scavo con specie arbustive ed arboree autoctone e la realizzazione di una superficie boscata di circa 30.000 m2.

Tale intervento nel complesso, oltre ad assolvere alle azioni di recupero ambientale dell’area, rappresenterà un intervento di arricchimento dell’agroecosistema oggi esistente e favorirà lo sviluppo e la ricostituzione dell’ecosistema naturale originario della zona.

Il piano di ripristino prevede inoltre la realizzazione di piste ciclo pedonali sulla sommità degli argini golenali e lungo il perimetro delle sottozone per favorire la fruibilità dell’area ai fini ricreazionali. Data poi la vicinanza

con l’area protetta, si sottolinea anche l’importanza del progetto ai fini didattici vista la potenzialità di realizzare nell’area percorsi naturalistici guidati per lo studio della flora e della fauna locale.

 

Nella Delibera di Consiglio Comunale n. 15 del 16/02/2005 a titolo: “Adozione della Variante Generale 2005, del Piano delle attività estrattive P.A.E. ……” si legge:

  • Il geom. Corradini sottolinea, infine, che i costi di sistemazione dell’area sono a completo onere della società autorizzata ad effettuare gli scavi, mentre circa la gestione dell’area da affidarsi ad un’associazione, dice che è prematuro parlarne in quanto i tempi di escavazione e ripristino ambientale non sono immediati.   Certamente il Comune terrà in considerazione non solo le associazioni strutturate a livello nazionale che già per loro vocazione svolgono tali attività, ma anche le eventuali associazioni ambientali a carattere locale.

  • L’Architetto Marco Denti, circa il parcheggio, dice che si è preferito posizionarlo in quella zona per garantirne una migliore fruizione pubblica, anche da parte di persone disabili. Per quanto riguarda il discorso rinaturalistico, ha senso parlarne per le golene - qui forse è più interessante dare questa valenza di parco urbano, in quanto è una zona adiacente all’abitato.

 

Di fatto comunque, in epoca Costa, segue la Delibera di Consiglio Comunale num. 58 del 30/11/2012 a titolo; Approvazione atto di indirizzo per variante generale al Piano comunale del polo di PIAE PO015 nel quale si delibera :

 

  • DI proporre come  ATTO DI INDIRIZZO PER LA VARIANTE DELLA PIANIFICAZIONE DEL SETTORE DELLE ATTIVITA’ ESTRATTIVE “ l’ampliamento del polo estrattivo n. PO0015 “Belgrado Fogarino” verso Sud, sino al confine con il comune di Guastalla chiedendo alla Provincia di attivare al più presto una Variante al Piano infraregionale alle attività estrattive (PIAE) ;

  • DI CONFERMARE altresì la disponibilità dell'Amministrazione Comunale ad acconsentire alla Provincia di procedere con un unico atto all'approvazione contestuale della Variante al PIAE e al PAE, ai sensi dell’art. 23 della LR 7/2004;

 

Ipotizzando quindi che nessun deposito sia mai stato fatto dalla CCPL sotto forma di fidejussione e che i soldi anticipati a Donelli siano un’altra cosa, di fatto la CCPL ha scavato fin che ha voluto ma non ha per ora provveduto alla risistemazione ambientale dell’area come promesso e quindi dopo avere “preso” dovrebbe ora “dare” ciò che era negli accordi. Non sarebbe certo un problema per un colosso come questa azienda che incorpora molte altre aziende del campo edilizio se non fosse che l’08 agosto 2014 la Gazzetta di Reggio ci dà notizia che:

 

REGGIO EMILIA. Una boccata d'ossigeno per Ccpl, gigante della cooperazione reggiana, giunto ad un passo dal tracollo dopo il «buco» da 101 milioni nel bilancio 2013 registrato il 30 giugno scorso dall'assemblea dei soci. Il consorzio cooperativo di produzione lavoro è infatti arrivato ieri ad un accordo con 15 banche, a cui deve 230 milioni, che si impegnano a non reclamarli fino al prossimo 31 dicembre e confermano a quella data le linee di finanziamento erogate

Con un debito di 230 milioni non vorrete certo pretendere che la CCPL si interessi ad una cava che nemmeno i luzzaresi conoscono, anche se dovrebbero. Vi pare?

Cari concittadini questa volta dovete fidarvi della parola perché anche sul sito del comune, diversamente da quanto previsto dalla legge sulla trasparenza, non troverete i documenti interessati come non troverete tutti quelli che vanno dal 2007 al 2010 compresi.

Verba volant, scripta manent. Tradotta letteralmente, significa le parole volano, gli scritti rimangono, e con gli scritti …… anche le prove!

 

E ades, chi paga? Indovinate!

 

                                                                                                                        Roberto Nosari