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I soliti  froci  col  culo  degli  altri                                                                            pub. 07/01/12

 

Ancora una volta ci vediamo costretti a denunciare la falsità e l’ipocrisia dei nostri amministratori che, con la strafottenza di sempre, non perdono occasione per disprezzare la volontà popolare pur di  salvaguardare i propri interessi.

Ricorderete i vari articoli in proposito ancora presenti su questo sito come:

Le multiutilities grandi opportunità per i politici a spese dei cittadini

Quando i VIP danno spettacolo

Ahh…. l’è pran buna ! 

Comunque la si guardi … vince sempre il PD

Potremmo leggere l’evoluzione del pensiero politico dei sindaci PD e delle maggioranze che li sostenevano, dividendo la storia in tre fasi ben distinte.

Prima fase: hanno voluto fermamente la privatizzazione dell’acqua.

Per noi luzzaresi il passaggio più significativo della storia fu la Delibera di Consiglio Comunale n. 1 del 13/01/2009 sulla fusione IRIDE-ENIA. Già in quella occasione io mi opposi (come consigliere) a quella scelta e, feci notare che il 4 Gennaio 2009 fu resa nota la multa da parte dell’Antitrust di 95 mila Euro all’Enia, accusata di dare indicazioni ingannevoli, incomplete e non veritiere relative al periodo che va dal 2003 al 2007. Allora dissi che l’ambiente e le sue risorse sarebbero state intese unicamente come occasione di guadagno, facendo però ricadere i costi sugli utenti, come i lauti stipendi ai dirigenti  quali Ivan Strozzi, Amministratore delegato di Enia che nel 2007 ha percepito 340.000 Euro, più altri 150.000 Euro circa complessivamente ai 4 Consiglieri. Oppure i costi dovuti alla manovra di Allodi il presidente di Enia, tra i pochi a conoscere le condizioni della fusione tra Enia e Iride, che il 14 ottobre acquistò poco meno di 15 mila azioni della società, mettendo sul piatto circa 80 mila euro,  intascandosi in sole poche ore il risultato della speculazione.

Intanto Enia, grazie a questi dirigenti, nel solo 2008  aveva perso il 64,5% del suo valore in borsa, stessa cosa è capitata ad Iride con una perdita del 68%.

Nel suo intervento Cesare Perini allora disse “Ciò che però emerge come problema generale,  che qui non è affrontato, è quello della tutela del consumatore”; per questo motivo propose di assumere nella deliberazione di approvazione del piano industriale anche un documento che contemplasse tale obiettivo, cioè che richiedesse alla nuova società una attenzione e una tutela per il consumatore.”

Anche a Reggio Emilia l’emendamento votato il 15 marzo 2007 dal consiglio comunale, approvato con i voti del sindaco Graziano Delrio e della sua maggioranza chiedeva che l’acqua fosse «Totalmente pubblica», senza se e senza ma.

L’emendamento era stato firmato da Sassi (Rifondazione) primo firmatario della proposta, con Salvatore Scarpino (Ds), Marco Prandi (Margherita), Donato Vena (Pdci), Emiliano Malato (Udeur), Marco Fantini (Idv) e Paola Donelli (Verdi).

Il testo era chiarissimo e prevedeva l’impegno dei rappresentanti dell’amministrazione comunale ad affidare il Servizio idrico integrato a società totalmente pubbliche

Dopo il dibattito votarono a favore il sindaco, 14 consiglieri Ds (tra cui l’attuale capogruppo Pd, Luca Vecchi), 5 consiglieri della Margherita (con l’attuale segretario cittadino Pd, Marco Prandi), Vena del Pdci, Ferrigno e Sassi di Rc, Donelli (Verdi), Monducci (Gente di Reggio), Malato (Udeur), Fantini (Idv) e Achille Corradini (Costruire Reggio). Contro An e Udc. Unico astenuto Giovannini (Lega Nord): condivideva la proposta, ma non votò a favore «perchè credo che il sindaco, cari amici di Rifondazione, sia stato molto abile e vi abbia giocato un bel tiro».

Nella disattenzione generale le cose andarono come qualcuno aveva programmato, le perdite furono altissime e quello che una volta era un servizio/struttura già pagata ma regalata ai nuovi gestori, finì per  ridursi a 1/3 del valore iniziale e così mentre i nuovi gestori trattenevano i loro guadagni, i costi furono di nuovo caricati sui cittadini.

In conseguenza di ciò dal 2006 ad inizio 2011 le tariffe rifiuti di Iren sono aumentate del 30%. L’acqua reggiana è tra le più care della regione e a sua volta più cara del 44% rispetto alla media nazionale.

 

Contrariamente alle promesse, le aggregazioni non hanno portato vantaggi ai cittadini ma unicamente alle multiutility volute dai nostri amministratori, secondo la logica che L'ACQUA NON SI VENDE, ma la si "spalma" sui cittadini.........(frase suggerita in una mail al guano). Continuano a moltiplicarsi amministratori che percepiscono stipendi stratosferici, incaricati dagli stessi amministratori (gli amici), nonostante ciò però non si accontentano e  gravano ulteriormente sulle casse degli Enti che gestiscono, anche con le spese personali, come Andrea Viero, direttore generale di Iren che viene condannato per la seconda volta dalla Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia.

Dopo le spartizioni politiche Pd-Pdl nel cda di Iren spa, iniziarono i molti mal di pancia che abbiamo avuto modo di seguire sui giornali e che hanno portato molti cittadini a provare disgusto per la situazione che si era venuta a creare non solo in Emilia ma anche nel resto d’Italia. Nella nostra regione ad esempio i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle-Beppegrillo.it iniziarono una battaglia contro i doppi incarichi e dettero vita ad una mozione anticasta nei confronti di Luigi Giuseppe Villani (Pdl), consigliere regionale e vicepresidente di IREN. “Villani scelga cosa fare nella vita. Ai 145.000 euro circa da consigliere regionale, Villani aggiungerebbe un’altra lisciata misurabile in centinaia di migliaia di euro, ancora da definire. Come farebbe a fare 2 lavori? O i due lavori non sono poi così impegnativi, e allora viene pagato troppo per entrambi, o non può farli assieme, quindi decida.”

 

Seconda fase: I vampiri dell’acqua ormai privatizzata, si sono poi presentati come paladini per renderla pubblica, solo però dopo che, partita in sordina, era esplosa la raccolta firme per i tre quesiti referendari. Da esperti “di masse” e di psicologia applicata alle stesse, è stato facile per alcuni VIP (Very Important Paracul) di partito cavalcare le onde. Vi furono un milione e 400 mila firme, la più grande raccolta di sempre in Italia.

I risultati del conseguente referendum del 12 e 13 Giugno 2011 furono schiaccianti, i si all’abrogazione furono 25.609.701  (54,35%), i no furono 1.102.871 ( 2,07%) su 26.880.782 (57,05%) degli aventi diritto al voto.

Abbiamo già avuto modo di evidenziare la faccia …. tosta dei nostri amministratori locali attraverso l’articolo Costa svergognATO! Il nostro sindaco assetato di soldi e soffocato dai debiti lasciati dal suo predecessore, che con bieca falsità, ringraziava i luzzaresi per l’esito referendario, sfruttando abilmente l’immagine  dell’Italia dei Valori Perduti attraverso la figura del consigliere (IDVP) Monica Borioli che fin dall’inizio ha prestato la spalla a questo losco tranello. E’ stata infatti la nostra consigliera a fare da referente per il nostro comune al “Comitato Acqua Bene Comune”, a raccogliere alcune delle firme insieme all’assessore Elisabetta Sottili e al consigliere nonché capogruppo PD Roberto Visioli

 

Resta sempre nell’ombra invece l’assessore locale Claudio Zoboli  (ovviamente IDVP),  con delega alle politiche per la partecipazione, politiche per l'informazione, promozione territoriale e turismo, è anche consigliere nella circoscrizione sud del comune di Reggio. Doppio incarico vietato dalle stesse regole del suo partito, eppure è ancora lì, senza mai proferire una sola parola ma è lì, alla faccia delle regole che forse servono solo per la campagna elettorale, per sbandierare una presunta differenza dagli altri partiti ma che si traduce poi in totale sudditanza dal PD

 

Terza fase: la totale presa per il culo dei cittadini.

Con la pubblicazione, in data 20 luglio 2011, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 116 è stata sancita ufficialmente la vittoria referendaria e l’abrogazione della norma che consentiva ai gestori di caricare sulle nostre bollette la componente della “remunerazione del capitale investito”.

La “remunerazione del capitale investito”, che ricordiamo, è pari al 7% della sommatoria degli investimenti effettuati nel periodo di affidamento al netto degli ammortamenti, nella generalità dei casi, incide sulle nostre bollette per una percentuale che oscilla, a seconda del gestore, fra il 10% e il 20%.

Il referendum era stato proposto per far valere un principio chiaro: nella gestione dell’acqua non si devono fare profitti! E la risposta dei cittadini (95,8% a favore della cancellazione del profitto) non lascia alcun dubbio sull’opinione, praticamente unanime, del popolo italiano.

 

Decreto del Presidente della Repubblica pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 20 luglio 2011, n. 167.

 “il  comma  1 dell'articolo 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del decreto legislativo  3  aprile  2006,  n.  152,  recante  «Norme  in  materia ambientale», limitatamente  alla  seguente  parte:  «dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito», e' abrogato. 

2. L'abrogazione di cui al comma  1  ha  effetto  a  decorrere  dal giorno successivo a quello della pubblicazione del  presente  decreto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. 

…. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

 

Oggi, a distanza di alcuni mesi, risulta che, in tutto il territorio nazionale, nessun gestore abbia applicato la normativa, in vigore dal 21 luglio 2011, diminuendo le tariffe del servizio idrico.

 

Dove viene stabilita la TRM

La Tariffa Reale Media e i costi delle sue componenti vengono stabilite dai “Piani d’Ambito”

Cos’è un Piano d’ambito

E’ il documento fondamentale su cui viene impostata la gestione del SII (Servizio idrico integrato)

Chi stila il piano d’ambito

E’ predisposto dalla Segreteria Tecnico Operativa dell’ATO (Ambito Territoriale Ottimale)  e approvato dalla Conferenza dei Sindaci  dei Comuni che ricadono nell’ATO

 

Visto che i sindaci sanno bene cosa significhi, in termini di denaro da dividere tra gli amici, la soppressione della “remunerazione del capitale investito” e ben sapendo che la Legge 42/2010 prevedeva la soppressione degli Ato demandando alle regioni il compito di attribuire ad altri le loro funzioni, hanno anticipato il termine della scadenza del 31 Dicembre 2011 e solo pochi giorni prima hanno (all’unisono) deliberato per l’aumento delle tariffe di acqua e immondizie.

Il 16 dicembre 2011 l'ATO n°3 di Reggio Emilia, comprendente tutti i sindaci dei comuni della provincia, ha deliberato, con una sola astensione, l'aumento del 3,94% della tariffa dell'acqua, un bel salto rispetto al Pd e al Delrio che oggi bocciano,  dopo il voto del referendum, l’emendamento "Totalmente pubblica" che Delrio e la sua maggioranza votarono solo 3 anni prima.

Anche la Lega Nord reggiana, per bocca del suo capogruppo in Consiglio Comunale Giovannini, trae le logiche conclusioni: l’acqua va scorporata da IREN.  Si fa invece assordante il silenzio del Partito Vendoliano di SEL, in Giunta con Delrio, che sull’argomento non si è ancora espresso. Ribadisce invece il suo no all’acqua pubblica  e il suo sostegno a Delrio la consigliera regionale dell’Italia dei Valori Liana Barbati. AVEVATE DUBBI? Prima finti promotori dei referendum, ora premiati con una poltrona, zerbini del PD.

 

E’ stato così ovunque, una coincidenza? Strana però.

http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/themes/ilfatto/thumb/295x0/wp-content/uploads/2011/12/monetinesindaci_pp_er.jpgAnche a Bologna i sindaci Pd decidono gli aumenti dell’acqua e ne fa seguito un lancio di monetine (la storia si ripete, ricordate Craxi)? La riunione di Ato5 che formalizza aumenti di 10 e 20 euro per il prossimo anno e viene accolta dai comitati referendari a suon d'insulti: "“E' la riproposizione mascherata, ribattono i manifestanti, della vecchia remunerazione che il referendum ha bocciato", sono volati gli insulti e qualcuno ha anche urlato “Ladri, ladri”. Adesso Ato 5 si scioglierà e ci sarà un nuovo organo regionale che avrà il compito di tenere i rapporti con Hera”. “Non si preoccupino, urla una manifestante all’uscita, a gennaio partirà l’autoriduzione delle bollette e li riempiremo di diffide”. Spero non solo di quelle (ndr)!

Prima ancora però ci furono le prove tecniche di trasmissione e se volete rendervi veramente conto di cosa significhi esercitare il lavoro più antico del mondo, allora non potete perdere questo video, dove Bersani ci spiega che “l’acqua è di Dio” e che la privatizzazione non è un male. Il video è scaricabile all’indirizzo:

 http://www.youtube.com/watch?v=tCULZ48ECk4&feature=player_embedded

 

In pratica, prima ancora di applicare la legge e detrarre la remunerazione del capitale investito, hanno deliberato l’aumento delle tariffe e siccome gli ATO spariranno dal 1 Gennaio 2012, potrebbe rendersi nullo tutto il lavoro fatto fino ad ora, referendum compreso, perché l’Ente che ha applicato la remunerazione del capitale non esisterà più e quindi nessuno potrebbe essere legittimato a toglierla. Che sia il secondo tempo della beffa dell’IVA sulla TIA (tariffa d'igiene ambientale = tassa sui rifiuti)?

In una ventina di sentenze fotocopia depositate, la commissione tributaria provinciale di Messina ha dato ragione ai contribuenti che hanno chiesto la restituzione dell'Iva pagata sulla Tia negli ultimi anni. A far decadere l'imposta è stata la Corte costituzionale, che nella sentenza 238/2009 ha stabilito che la tariffa d'igiene ambientale è in realtà un tributo, perché non è direttamente proporzionale ai rifiuti prodotti dai contribuenti e non può quindi essere considerata come un corrispettivo per un servizio reso . Sui tributi, però, non è possibile applicare anche l'Iva, che rappresenterebbe una doppia tassazione, e questo ha fatto scattare la girandola delle richieste di rimborso che a Messina hanno incontrato i primi via libera dei giudici fiscali. Anche da noi si è tentato di muoverci in tal senso … eppure chi ha visto rimborsi? Si paga tutto come e più di prima, punto e basta.

 

Dal 1 Gennaio 2012 parte in tutta Italia la campagna di “obbedienza civile” proposta da www.acquabenecomune.org rivedremo le stesse facce …. che abbiamo visto ai gazebo a raccogliere firme? Quanto ci ringrazierà questa volta il nostro caro sindaco?

 

logo-Obbedienza-civile.JPGSe non saranno le istituzioni a far rispettare l’esito del referendum, saranno le cittadine e i cittadini a farlo.

Per questo lanciamo la campagna di obbedienza civile: ovvero il rispetto della volontà popolare eliminando il profitto dalle bollette.

La campagna di “obbedienza civile” consiste nel pagare le bollette, relative ai periodi successivi al 21 luglio 2011, applicando una riduzione pari alla componente della “remunerazione del capitale investito”.

E’ stata chiamata di “obbedienza civile” perché non si tratta di “disubbidire” ad una legge ingiusta, ma di “obbedire” alle leggi in vigore, così come modificate dagli esiti referendari.

Con la mobilitazione attiva dei cittadini ci proponiamo di attivare una forma diretta di democrazia dal basso, auto-organizzata, consapevole e indisponibile a piegare la testa ai diktat dei poteri forti di turno.

Ci proponiamo anche di dare una risposta all’evidente crisi della democrazia rappresentativa dei partiti, ormai diventati inadeguati non solo alle istanze della società, ma persino ai formali esiti delle consultazioni codificate nella nostra Carta Costituzionale, come appunto i referendum abrogativi.

 

Unisciti anche tu!

 

                                                                                                                                                 Roberto Nosari