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La forza del Web!

 

Good news: dopo la rivolta del web contro lo scandalo dei privilegi d’oro a tavola, sono triplicati i prezzi al ristorante del Senato…

Da lunedì 5 settembre, giorno di apertura del Senato, verranno alzati i prezzi del menù del Senato. «Si potrà mangiare tra i 25 e 30 euro per un primo, una bevanda, un secondo e un po’ di frutta. Un po’ di più se si mangia anche l’antipasto. Abbiamo triplicato il prezzo precedente». Lo ha annunciato Angelo Maria Cicolani, senatore questore, ai microfoni del programma “La zanzara” di Radio 24.

«Gli spaghetti al pomodoro costeranno 6 euro circa, quelli all’astice 15/18 euro» conclude il parlamentare del Pdl. La polemica sui prezzi del ristorante del Senato è scoppiata le scorse settimane. Sul web infatti è finito il menù del ristorante di Palazzo Madama dai prezzi a dir poco popolari. Qualche esempio: lamelle di spigola con radicchio e mandorle per 2,76 euro. E poi risotto con rombo e fiori di zucca alla modica cifra di 3,34 euro. Passando ai secondi, il menù del ristorante del Senato prevedeva poi un filetto di Orata in crosta di patate per appena 5 euro e 23 centesimi.

La diffusione in rete dell’onorevole menù, come è stato ribattezzato, ha riscatenato le polemiche sui privilegi della “casta” dei politici proprio nei giorni in cui si discute della manovra finanziaria e dei sacrifici chiesti ai contribuenti.

Il questore Angelo Maria Cicolani, intervistato da Radio 24, svela a questo proposito particolari inediti. «Per gli affitti dei magazzini del Senato spendiamo un milione e quattrocento mila euro per 12/13 mila metri quadrati – spiega – ma sono pieni di montagne di carta igienica oltre agli archivi». E spiega: «Hanno esagerato negli ordini perché più si ordinava più si risparmiava. Se riduciamo il numero dei senatori siamo approvvigionati per tre legislature, ci faremmo il giro della terra».

Sul tema dei magazzini il questore Cicolani aggiunge ancora: «Basterebbero la metà dei metri quadri. Per risparmiare stiamo cercando degli immobili del demanio, potremmo arrivare a spendere 500mila euro».

(IlSole24Ore, 26 agosto)

 

 

 

GLI IN-DI-FEN-DI-BI-LI PRIVILEGI D’UNA CASTA A SBAFO (Corriere della Sera)

 

Pasta, patate e zucchine: 2 euro a deputato / Ora tocca al menu di palazzo Montecitorio dopo che Schifani è intervenuto per frenare l’ira del web

Dopo aver divulgato il menu di palazzo Madama ora il web butta in pasto al pubblico anche la carta del ristorante di Montecitorio. E se Sparta piange, Atene non ride. Anche alla Camera si mangia a «prezzi stracciati». E ovviamente gli euro sborsati dagli onorevoli non bastano a pagare le spese.

ALLA CAMERA – Qualcuno – dopo quello del Senato - ha trafugato materialmente anche un menu del ristorante dei deputati e lo ha pubblicato tale e quale. A Montecitorio i prezzi sono più alti ma niente a che vedere con quelli che tutti i giorni si vedono al supermercato. Qualche esempio: un piatto di pasta varia dai 2 euro, quella con patate e zucchine, ai 5 e 30 del risotto con gamberi e pachino. Quanto costerebbe questo piatto al ristorante? Non meno di 12-15 euro. Esattamente un terzo. E via di questo passo con i secondi che variano dai 4 euro di una leggera insalata di pollo ai 5 e 30 del carrè di agnello al forno. Insomma prezzi fuori mercato.

QUANTO CI COSTA – Al Senato per ogni coperto del ristorante si deve raddoppiare la cifra corrisposta dai commensali. L’operazione costa ai contribuenti circa 1.200.000 euro l’anno. Una realtà svelata dal deputato dell’Idv Carlo Monai al settimanale l’Espresso. Il web ne riprende la foto del menu: apriti cielo. Risultato su Corriere.it: in trecentomila hanno preso visione dei privilegi a tavola dei senatori italiani e una parte ha inondato il nostro sito, e blog vari, di commenti ironici e furiosi. Un coro: «Allora tutti a mangiare al Senato!». Un successo mediatico. Tant’è che a fine serata il presidente del Senato Renato Schifani ha fatto sapere che i prezzi della ristorazione interna verranno presto adeguati ai costi effettivi. Intanto però sarebbe utile sapere da quando saranno «attualizzati» i prezzi. Anzi, ancora più importante sarebbe annunciare i sacrifici che si chiedono agli italiani contemporaneamente a quelli che farà la «casta». Vedremo.

LE PROPOSTE - Ma non è solo il web a indignarsi. «Rinnovo la mia proposta al collegio dei questori del Senato di rinunziare agli alloggi di servizio e di trasformare tutti gli attuali centri di spesa del Senato (ristorante, buvette, barberia (gratis, ndr), spaccio, banca, infermeria) relativi ai servizi resi ai senatori e agli ex-senatori a prezzi politici in centri di utili, affidando con regolare gara a società esterne qualificate i servizi stessi da pagare, da parte dei parlamentari ai prezzi correnti di mercato» Queste non sono le parole anonime di un commentatore su Internet bensì pensieri «pesati» di un membro della commissione Affari Costituzionali: il senatore pidiellino Raffaele Lauro. E allora da dove iniziare? «La Camera dei deputati, grazie alla chiusura della mensa di San Macuto, risparmierà un milione di euro – afferma il questore della Camera Antonio Mazzocchi – Inoltre, resta valida e confermo la mia proposta di sostituire tutte le mense della Camera con un unico self service con i relativi costi dei pasti a totale carico di chi ne usufruisce. Il risparmio accertato sarebbe almeno di 4-5 milioni l’anno». Ma anche il web suggerisce: «Auto blu, voli blu, tassi del mutuo scontati, occhiali gratis, psicoterapia pagata, massaggi shiatsu, balneoterapia, cure termali…».