|
Riforma delle pensioni? Facciamola così!
pub. 25/09/11
E
brava Marcegaglia! Ma che bella pensata quella di
salvare la patria con i magri redditi di lavoratori,
pensionati e disabili!
Il
martellamento giornaliero “sull'inderogabile necessità”
di manomettere di nuovo le pensioni serve a rimuovere
dalle menti dei contribuenti l'idea malsana di ripianare
i conti attraverso una strutturale tassa patrimoniale a
carico dei più ricchi.
La
miscela micidiale, tra aumento dell’età pensionabile
e possibilità di licenziare, introdotta dall'art. 8
dell'ultima manovra, indizia il criminale obiettivo di
privarci sia dei redditi da lavoro che da quelli da
pensione.
A
parte che l'intervento sulle pensioni non sarebbe
risolutivo, come pensano di favorire la crescita questi
soloni del liberismo se sottraggono ulteriormente alle
persone la capacità di acquistare i prodotti che le
loro aziende sfornano?
Ciò
detto, anche noi pensiamo che si debba operare una
riforma delle pensioni, ma di segno ben diverso:
·
Divisione
tra previdenza e assistenza
L'Inps
paga maternità, cassa integrazione, disoccupazione,
ecc. Queste
voci dovrebbero essere a carico della fiscalità
generale che potrebbe tranquillamente sostenerne i costi
attraverso il recupero dell'evasione che si stima
attorno ai 120 MLD annui.
·
Tetto
per le pensioni più alte e aumento progressivo della
contribuzione in base alle fasce di reddito
Nella
sua precedente legislatura, il governo Berlusconi, visto
il buco di 6 MLD che ogni anno faceva il fondo pensioni
dei dirigenti d'azienda, pensò bene di collocare tale
fondo nell'Inps così, grazie al sistema solidaristico,
i lavoratori attivi con i loro contributi assicurano
pensioni d'oro a questi privilegiati.
·
Introduzione
di un criterio di volontarietà per l'uscita dal lavoro
a partire dai 55 anni per le donne e 60 per gli uomini
Nonostante
lo sproloquio sull'aumento delle aspettative di vita
(non solo da destra), non si è ancora riusciti a
rimandare per legge le patologie connesse all'età e non
si è ovviato con un Welfare più puntuale al maggior
carico di lavoro di cura svolto dalle donne.
·
Contrasto
a forme di lavoro a bassa contribuzione
In
ottemperanza alla finanziarizzazione dell'economia che
richiedeva la massima compressione dei salari, si sono
create figure come Co.Co.Co,, Co.Co. Pro. ecc.
per le quali le aziende non sono tenute a pagare
contributi. Contribuzione pericolosamente vicina allo
zero anche per lavoratori di sedicenti cooperative e
aumento degli anni di apprendistato (fino a 6 previsti
dalla legge 30) che in caso di non consolidamento fa
perdere al malcapitato tutti gli anni di contribuzione.
·
Riaggancio
delle pensioni alla dinamica dei salari
Le
pensioni, che in questi anni non si sono rivalutate,
hanno perso il 30%
del potere d’acquisto. Gli Enti previdenziali chiudono
ogni anno in attivo e con le misure suindicate il
gettito sarebbe maggiore e il sistema assolutamente
sostenibile.
La
logica che in questi anni ha permesso di penalizzare i
più deboli a favore dei più abbienti (non senza la
mediazione anche culturale della pseudo-sinistra) va
completamente ribaltata se non vogliamo che la
diminuzione dei diritti evolva in un significativo
deficit di democrazia.
Queste
proposte non sono il libro dei sogni, ma un'esigenza di
equità in risposta a chi, in maniera meschina, vuole
contrapporre i figli ai padri tacciando questi ultimi di
egoismo.
La
contrapposizione è tra sfruttati e sfruttatori
Questa
semplice verità, che in questi anni di pensiero unico e
mistificazioni varie è stata dimenticata, va
assolutamente recuperata assieme alla coscienza di
classe perché i padroni, la loro coscienza, l’han
tenuta ben viva …….!
Circolo PRC-FDS
Alfredo Sottili
Luzzara
|