Cominicato
del PRC-FDS:
pub. 05/07/11
ART.
1 E SINDACATI MODERNI
Non
è sufficiente definire una cosa “moderna” per
decretarne la positività, ma CISL e UIL si fregiano di
questo appellativo per aver intrapreso dal 2001, in
concomitanza con la vittoria elettorale del
centrodestra, la strada della demolizione sistematica
dei diritti dei lavoratori, del contratto nazionale che
li garantisce e della funzione del sindacato che il
contratto lo negozia.
Per
CISL e UIL la solidarietà di classe, che attraverso le
lotte ha permesso in passato di conseguire miglioramenti
normativi e salariali, deve essere sostituita con un
patto neo corporativo tra lavoratori e imprenditori di
una stessa ditta in competizione con altre. Di qui la
scelta del potenziamento dei contratti aziendali che
attraverso le deroghe (come nel contratto del commercio)
possano abbassare salari, ferie, e qualsiasi altra voce
in nome della salvaguardia della competitività delle
imprese. E’ ovvio che, in questo modo, si
innescherebbe una spirale di accordi al ribasso a
scapito dei lavoratori e che tuttavia non sarebbero
premianti neppure per le imprese stesse. Deprimere la
capacità di spesa attraverso precarietà e bassi salari
non aiuterà la ripresa economica, ma acuirà la crisi
in atto.
Dire,
come si fa da più parti, che il conflitto sociale non
esiste più, non solo è una falsità storica, ma è
anche fortemente antitetico rispetto al dettato
Costituzionale. L’Art.1 e gli articoli contenuti nel
titolo terzo riconoscono che il lavoro comprende una
pluralità di interessi che possono configgere tra loro
e prevede tutele più alte per la parte oggettivamente
più debole costituita dai prestatori d’opera. I padri
costituenti hanno inteso fondare la nostra Repubblica
democratica su questo concetto di lavoro segnando la
definitiva cesura con lo stato corporativo fascista che
invece presupponeva un’utopistica identità di
interessi tra lavoratori e imprenditori.
La
pretesa oggi in auge che i contratti debbano servire a
migliorare la produttività e la competitività è una
riproposizione in chiave moderna delle mistificazioni di
quel triste passato.
Fino
ad oggi la CGIL ha rappresentato l’ultimo baluardo
contro questa deriva, ma con gli accordi siglati il 28
giugno con CISL, UIL e Confindustria che aprono alle
deroghe, alla limitazione del diritto di sciopero, che
rendono un miraggio il ricorso al referendum per la
validazione degli accordi, di fatto si pone a rimorchio
di posizioni che aveva sempre responsabilmente
contrastato. Quella firma è tanto più inspiegabile per
le modalità con cui è stata apposta. Occorreva che a
monte ci fosse una discussione e una consultazione tra
lavoratori e delegati e non una decisione di vertice
neanche sostenuta dal voto del direttivo nazionale. A più
di 60 anni dalla promulgazione della Costituzione, la
nostra cultura democratica non è evidentemente così
consolidata: forse questa modernità avrebbe bisogno di
qualche analisi più approfondita.
Circolo
PRC-FDS“Alfredo Sottili“
LUZZARA
DOMANDA!
Vorrei
porre una domanda ai redattori del comunicato del
Circolo di Rifondazione -FDS, questo strano accordo
firmato in tutta fretta dalla Seg. Generale Camusso al
di fuori delle regole dello stesso Statuto della CGIL e
in aperto contrasto con quanto sempre dichiarato, può
avere qualche attinenza con le "prove tecniche di
neocentrismo" di cui parlava la vostra
coordinatrice in un precedente comunicato?
Roberto Nosari
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