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Da
grande voglio fare il segretario del Pd
pub. 10/07/10
Alla mia età, son del 1961, Obama è diventato
presidente degli Stati Uniti. Nel nostro paese una cosa
del genere non è neppure immaginabile. Io, nel mio
partito, sono considerato ancora “una giovane leva”.
E in effetti, rispetto all’età media degli iscritti,
la cosa è anche vera. Ho girato gli ultimi congressi di
sezione fatti nella mia provincia, la “rossa” Reggio
Emilia, e confermo di essermi sentito, tra i pochissimi
presenti, un adolescente. Ma non è per una questione
anagrafica che voglio diventare segretario nazionale del
PD. Io voglio diventarlo perchè Bersani non mi fa
impazzire e, soprattutto, non mi piace il partito nel
quale ho creduto e nel quale ho investito le mie
speranze.
Cosa
devo fare? Abbandonare, ancora una volta deluso e
amareggiato, oppure provare a mandare a casa coloro che,
guidando questo partito da quando è nato, han fatto di
tutto e di più per renderlo il contrario di quello che
loro stessi avevano dichiarato di voler fare? Lo so,
sembra una missione impossibile, ma porca troia bisogna
pur provarci! Sono trent’anni che facciamo discussioni
laceranti in sezione per cambiare da così a colà eppoi
ci ritroviamo ancora D’Alema, sempre più
intelligente…, che suggerisce a Bersani, dopo aver
consultato Violante ed essere andato a cena con Letta,
cosa bisogna fare per riuscire a prenderlo nel culo
anche la prossima volta.
Io non so voi, ma mi sono proprio stancato di sta
storia! Per questo ho deciso di approfittare
spudoratamente anche di questo spazio per provare a
scrivere quel che direi o farei io se fossi il
Segretario. Ho sicuramente alcuni vantaggi: sono il
signor nessuno, abito, come ho già scritto nelle note
biografiche, vicino a Casa Cervi, in un’ Emilia che ha
smesso da tempo di essere luogo di sperimentazione e di
avanguardia per diventare, anche qui, luogo di apparati,
di poltrone e di potere; il tutto a discapito del colore
dominante che da rosso che era si è trasformato nel
grigio del cemento, delle superstrade, dei tetti degli
ipermercati e del colore col quale i ragazzi guardano al
loro futuro.
L’ultimo vantaggio è proprio quello di essere a
contatto con migliaia di questi ragazzi qui. Giovani
emiliani. Razzisti, leghisti, menefreghisti lontani anni
luce dalle politica, ma anche giovani impegnati,
solidali, coerenti, desiderosi di cambiare e di contare.
Confido nel sostegno degli ultimi".
(Franco
Bassi, 29 giugno 2010)
Articolo
inviato a Reggio Ridens e da noi riproposto http://www.ciropiccinini.com
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