|
 |
Blog
di
Federico Mello 12
novembre 2010
A chi piace il governo tecnico? |
Ve lo immaginate Berlusconi
che si dichiara a favore di un governo tecnico? Vi
immaginate, nel gennaio del 2008, Clemente
Mastella che toglie la fiducia al governo Prodi
e il Pdl, invece di festeggiare a champagne e
mortadella, che dichiara con voce grave: “Vogliamo
lavorare ad un governo della ripartenza.
E a questo progetto abbiamo dato la nostra disponibilità”
(questa ha detto ieri Bersani).
Con lo scandalo Bunga-bunga
(termine più cercato negli ultimi trenta giorni su
Google Italia); lo strappo di Fini; la crisi conclamata
del governo dopo solo due anni dall’insediamento, i
capi del Partito Democratico dicono di
volere un governo tecnico per “mettere in
sicurezza la democrazia, cancellare la legge elettorale
garantendoci così di andare alle elezioni in tempi
brevi” ma anche “per poi mettere mano ad un
paio di misure che riguardano le emergenze del momento
come quella della riforma fiscale e dell’occupazione
giovanile“.
Peccato che questo governo “tecnico” (secondo l’Udc
guidato da “un uomo di buona volontà”)
dovrebbe per forza essere sostenuto anche da Gianfranco
Fini e Pier Ferdinando Casini.
E i due hanno già detto a chiare lettere non dovrebbe
essere un esecutivo senza scadenza: “un governo
che si occupi solo di legge elettorale non ha senso
– ha detto ieri Casini ad Annozero – bisogna
intervenire invece a favore delle famiglie e delle
imprese”.
Adesso Berlusconi è debolissimo.
Ha la colpa di non aver saputo concludere la legislatura
nonostante un’ampissima maggioranza; di aver
frantumato il suo partito; di non aver realizzato
neanche una delle mille promesse da campagna elettorale
(di taglio delle aliquote Irpef ne parla dal 1994).
Inoltre, se un asse Fini-Casini-Rutelli(-Montezemolo?)
andasse componendosi, questo finirebbe di per
certo per togliere voti al centrodestra, sia alla Camera
che al Senato.
Con un bel governo tecnico sostenuto da Pd-Udc-Fli-Api
e chi più ne ha più ne metta, invece, il
quadro si ribalterebbe. Berlusconi passerebbe di nuovo
finalmente per vittima: “una manovra di palazzo ha
sovvertito la volontà popolare” strillerebbe,
senza avere neanche tutti i torni. Inoltre, la nuova
maggioranza che sosterrebbe questo governo “della
ripartenza”, su cosa sarebbe d’accordo? Su
quali punti, quali proposte, quali priorità? Il rischio
è che non trovi una sintesi, dimostrandosi in poco
tempo inefficace e inaffidabile. E
quindi? E quindi ecco tornare in auge di nuovo nonno
Silvio: “uomo del fare”, contro i “politici
di professione”; la vittima di “un ribaltone”
ancora pronto a tornare a guidare “il paese che amo”
(garantendosi anche i voti per il Quirinale).
In una recente intervista il sindaco di Bari Michele
Emiliano ci ha detto: “I leader del
Partito Democratico, non vogliono vincere le elezioni,
vogliono solo conservare la loro rendita di posizione”.
Ora hanno l’ennesima, ghiotta, occasione per
proseguire su questa strada (e per annacquare il seguito
di Vendola; e per prendere le distanze
da Di Pietro). Se poi questa strada
porta dritta dritta ad un bel ritorno di Berlusconi,
tanto meglio: meglio essere i capi di un’opposizione
perdente – devono evidentemente pensare -, che
ritrovarsi ai giardinetti in un paese governato dai
progressisti.
|
|